- Beccacce che Passione n° 1 gennaio/febbraio 2013
sua Maestà in prova!!!!
La Beccaccia, si sa, è la regina indiscussa dei sogni e dei voli pindarici di ogni cacciatore: il suo incontro è spesso in grado di suscitare un tale subbuglio di emozioni che cacciarla diventa un brivido ma…giustamente non si può cacciare tutto l’anno, vuoi per un’etica che fa si che la rispettiamo nei periodi della riproduzione, vuoi per evidenti problemi climatici della nostra penisola.
Allora cosa si può fare? Presentarci con i nostri ausiliari alle prove su beccacce sia quelle ufficiali dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, sia quelle organizzate da associazioni amanti della caccia, dei cani e delle Beccacce.
Le prove dell’ENCI sono valide per il Campionato Italiano di Lavoro se in palio c’è il CAC (Certificato di Attitudine al Campionato) e per il Campionato Internazionale di Lavoro nel caso sia in palio anche il CACIT (Certificato di Attitudine al Campionato Internazionale di Lavoro).
Da non molto tempo c’è anche un altro prestigioso titolo: il Campionato Italiano di Caccia Specialista. Per ottenere questo titolo di Campione, bisogna che il soggetto abbia acquisito in prove su Beccacce due CAC e un Eccellente, una qualifica di almeno Molto Buono in Raduno di razza o mostra speciale con in palio il CAC, e aver conseguito l’idoneità alla prova di riporto.
L’ENCI, per premiare ulteriormente questi soggetti che si cimentano nelle prove sulla nostra Maliarda, ha messo in palio un trofeo annuale per i cani di razze inglesi e per i cani di razze continentali che tiene conto di tutte le prove svoltesi dal 1° gennaio al 31 dicembre. Alla fine viene stilata una classifica basata sul un punteggio ottenuto in base alle classifiche acquisite e verrà consegnato il trofeo “la Regina del Bosco” al soggetto che ha il punteggio più alto. Al cane che vincerà il trofeo due anni, anche non consecutivi, verrà assegnato il trofeo “un Re per la Regina”.

Sam della Mimosa di Krieg e Victor della Mimosa di Krieg
Ch. Italiani di Caccia Specialista
Ch. Italiani ed Internazionali Assoluti, Lavoro e Bellezza.
Vincitori del trofeo annuale Enci "la Regina del Bosco"
Le prove dell’ENCI tendenzialmente sono organizzate dai Gruppi Cinofili riconosciuti dall’Enci stesso. Devono essere autorizzate dalla Delegazione di competenza territoriale, e avere parere favorevole dall’Enci Regionale e Nazionale.
In queste prove, ovviamente, la selvaggina valida è esclusivamente sua maestà. Il comportamento dei cani sulle altre specie di selvatico è considerato per valutare il grado di correttezza e di addestramento.
I terreni di prova dovranno essere quelli dello specifico habitat della nostra amata scolapax e comunque in grado di consentire ai giudici (sempre due viste le ovvie difficoltà insite in una prova del genere mentre saranno tre per eventuale assegnazione del CACIT) un apprezzamento sostanziale del lavoro del cane.
Per quanto riguarda le razze inglesi saranno gli organizzatori a decidere se i turni saranno in coppia, e questo solo se i cani possono effettivamente scambiarsi il terreno durante la cerca, in caso contrario saranno con turni a singolo. Nelle razze continentali saranno sempre a singolo.
I cani si cimenteranno sul terreno, a discrezione dei giudici, per almeno 15 minuti, e può essere applicato il campano da bosco.
La cerca dovrà consentire un esplorazione metodica e adattarsi necessariamente alla speciale natura e alla configurazione del terreno.
L’esperienza su come affrontare il terreno adeguandovi il percorso e su dove cercare il selvatico è un fondamentale requisito del lavoro del cane da beccacce. L’autonomia della cerca è dote principale purché non degeneri in indipendenza incontrollata. Svolgendosi la cerca in terreni solitamente coperti e boscosi assume particolare valore il collegamento del cane con il proprio conduttore.
Un esempio di verifiche su beccacce, non ufficiali, sono quelle organizzate dalla SADD (Società Amatori Deutsch Drahthaar - trattasi di società non ufficialmente riconosciuta n.d.a.) che tutti gli anni organizza tre incontri con una nutrita presenza (dai 20 ai 30 soggetti iscritti).
In questo caso vengono valutate le principali doti del cane come nelle prove ufficiali ma non vengono considerati gli errori di dressaggio.
La valutazione dei cani verrà effettuata da un cacciatore ritenuto un esperto in questa specialità e che abbia la voglia di mettere a disposizione la sua esperienza per una manifestazione del genere. Così facendo molti partecipanti, in questi ultimi anni, hanno poi deciso di provare a cimentarsi anche in prove ufficiali dell’ENCI ottenendo buoni risultati.
Svolgere i censimenti i giorni antecedenti la prova è necessari ma, a mio avviso, non deve essere vincolante per lo svolgimento della prova stessa. Come tutti ben sappiamo una mattina possiamo fare 6/7 incontri e il pomeriggio non trovare più nulla o viceversa. Il vero cacciatore da beccacce sa tutto questo e non si lamenterà mai del mancato incontro sempreché l’habitat sia idoneo al tipo di prova e non chiederà mai all’organizzazione, come mi è capitato di sentirmi dire, “se mi garantisci l’incontro iscrivo i cani”…ogni commento!!!
Il fuoco sacro che brucia dentro ogni beccacciaio non potrà mai essere spento finché avremo un alito di ossigeno nei nostri polmoni, ma dopo aver calcato i boschi nella stagione venatoria in cerca della nostra maliarda amica, un proseguo cinofilo placherà un poco la nostre fiamme in attesa della stagione successiva.
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Autore Dottoressa Luisa Marnati. La parte sul cane curata interamente dalla Dottoressa Amelia Scarafone e da Enrico Bixio edito dalla Xenia Edizioni - nov. 2011 |
Capitolo 4
Il Cane in Pet Therapy
A cura di Amelia Scarafone e Enrico Bixio
Un po’ di storia
Nella vita di tutti i giorni siamo abituati alla presenza al nostro fianco di amici molto particolari: fedelissimi e attenti al nostro umore, riempiono la nostra giornata con la semplice presenza, a volte aiutandoci nella nostra professione; ma chi sono e da dove arrivano questi beniamini a quattro zampe?
Alcune fonti fanno risalire il rapporto cane-uomo ad un periodo antecedente al neolitico, ma la domesticazione vera e propria è da far coincidere al mesolitico, quando l’uomo, diventando stanziale, organizza la propria vita sociale in villaggi. (Fiorani E., 1993)
Konrad Lorenz, nel suo libro E l’uomo incontrò il cane (1954) ci guida verso le origini dell’incontro con quelli che riteneva gli antenati dei cani attuali: lo sciacallo ed il lupo.
Attualmente la maggior parte degli studiosi concorda nell’attribuzione delle origini del cane domestico al lupo, (Robinson R. 1990, Waine R. K. and Vilà C., 2001) soprattutto con il supporto della genetica molecolare (Kimura M. 1964).
All’ inizio, circa 40.000 anni fa, tra l’uomo nomade ed alcuni lupi che vivevano ai margini degli accampamenti e si cibavano degli avanzi svolgendo un ruolo da spazzino, si può ipotizzare una evoluzione parallela: in cambio di poco cibo avanzato, l’uomo usufruiva di udito e olfatto infinitamente più sensibili del lupo, accorgendosi con maggiore anticipo dell’avvicinarsi di grossi predatori (Clutton and Brock, 1984).
Circa 10.000 anni fa ha inizio la co-evoluzione di uomo e cane, la loro evoluzione, cioè, si influenza vicendevolmente.
L’addomesticamento del cane è frutto quindi di una iniziale casualità, dovuta ai reciproci vantaggi derivanti dalla vicinanza delle due specie.
Nel 1832, Charles Leyell scrisse: «Non si sarebbe mai tentato l’addomesticamento di un animale (…) a meno che esso non avesse manifestato, già allo stato selvatico, un’attitudine ad assecondare gli sforzi dell’uomo».
Oggi viene considerata domestica ogni specie animale che l’uomo riesce a riprodurre in cattività, ed è appunto questa la grossa svolta nella domesticazione del cane: l’uomo del mesolitico, probabilmente raccogliendo cuccioli di lupo rimasti orfani o abbandonati dal branco, inizia a farli riprodurre, agendo in maniera diretta sulle modalità riproduttive della specie domesticata, determinando il primo lavoro di selezione che porterà ad una rapida specializzazione del cane. (Gould S. J., 1993)
Dopo aver capito l’enorme vantaggio dell’utilizzo del cane nella difesa dei propri territori, l’uomo è passato a servirsene come conduttore e difensore di greggi, selezionandolo anche come cane da pastore.
La selezione avvenuta ad opera dell’uomo ha agito non solo su caratteri morfologici, ma anche su quelli attitudinali, rafforzando i rapporti lavorativi coordinati e sfruttando la tendenza dei soggetti riprodotti a delegare al proprietario le decisioni.
Tale selezione ha portato ad una graduale differenziazione delle caratteristiche morfologiche sfociata nell’attuale suddivisione in razze canine.
Il cane, come discendente del lupo, tende a mantenere inalterata nel proprio istinto la capacità di cacciare in branco, che fa parte della sua cultura.
L’uomo, per modificare il comportamento predatorio del cane asservendolo alle proprie esigenze, ha dovuto intervenire tramite la selezione, bloccando a differenti livelli la sequenza predatoria tipica del lupo e mantenendo inalterati solamente quegli atteggiamenti ritenuti vantaggiosi.
L’idea che il cane si sia evoluto dal lupo come forma neotenica è stata proposta inizialmente da Bolk (1926) e poi da Dechambre (1949) sulla base di osservazioni morfologiche.
Successivamente Aaron Katcher (1983) afferma che il cane è biologicamente concepito per essere infantile e per rimanere tale, ponendo le basi della teoria neotenica. Infatti, alterazioni dei geni regolatori dello sviluppo sono alla base della diversificazione fra le razze canine.
Cenni di etologia e fisiologia del cane
L’ etologia è lo studio comparato del comportamento al fine di spiegarne le funzioni, le cause, la filogenesi e l’ontogenesi. Il termine, nell’accezione corrente, fu usato per la prima volta da Nikolaas Timbergen nel 1951, ponendo le basi per una scienza interdisciplinare che ha rapporti con la fisiologia, l’ecologia, la genetica, la psicologia e la sociologia.
L’ etologia applicata al cane ci aiuta nell’identificare e studiare i suoi moduli comportamentali in riferimento alla relazione con l’uomo, al fine di promuovere il benessere animale. Particolare attenzione hanno destato i processi di acquisizione ed uso delle conoscenze negli animali, deducendoli dal comportamento, soprattutto in relazione al modo di risolvere i problemi, posti dall’ambiente o dalla convivenza con l’uomo.
L’apprendimento permette l’adattamento all’ambiente, consentendo all’animale di modificare il proprio comportamento in base all’ esperienza acquisita durante il processo di crescita. Il cane impara a riconoscere e riprodurre le risposte che assicurano un risultato migliore e modifica, di conseguenza, il suo comportamento.

Sam della Mimosa di Krieg ed Eurekamimosa
Ch Italiani ed Internazionali Assoluti, Lavoro e Bellezza
La scelta e l’educazione del cane
Nelle attività di Terapie e Attività Assistite con l’Ausilio di Animali viene posta una particolare attenzione sulla scelta del cane/Pet, che deve essere in possesso di specifici requisiti di capacità ed attitudinali, poiché la relazione con il Pet si qualifica come un intervento di facilitazione, un contributo per il benessere e la salutogenesi della persona, in coerente sinergia con gli obiettivi prefissati dal progetto di Pet Therapy, nel pieno rispetto del partner umano e animale.
Il comportamento di ciascun cane è determinato dall’interazione del suo potenziale genetico e l’ambiente in cui vive, ed è quindi soggetto a modifiche più o meno marcate in relazione alla sua fascia di età.
Il cucciolo ha bisogno di una corretta fase di socializzazione durante la quale possa avere contatti con diversi tipi di cani e di persone per un corretto sviluppo di varie funzioni psicologiche e sociali.
Se il cane ha raggiunto un buon equilibrio emozionale, l’età adulta è caratterizzata dalla tendenza alla stabilità comportamentale. E’ quindi importante iniziare il processo di educazione quando il cane è cucciolo, anche in virtù del fatto che l’invecchiamento è caratterizzato da un progressivo calo delle capacità di memorizzazione e apprendimento, ma il suo impiego sul campo dovrà attendere una maturazione comportamentale tipica dell’età adulta.
E’ abbastanza intuibile che non tutti i cani possano diventare co-terapeuti e co-protagonisti in un progetto di Pet Therapy, ma quali requisiti attitudinali e quali particolari competenze deve avere il nostro amico per poterci coadiuvare in una terapia?
Ci sono comportamenti che non possono essere insegnati, perché se riprodotti non spontaneamente metterebbero a rischio il benessere del cane e la sicurezza dei fruitori; riteniamo fondamentali: accettare amichevolmente un estraneo, accettare di buon grado carezze ed attenzioni, accettare manipolazioni e cure energiche, sopportare l’abbraccio e non avere paura di persone che barcollano o gesticolano in maniera eccessiva.
Se il nostro cane parte da un buon equilibrio psicologico, una buona educazione impartita gradualmente lo metterà in condizioni di affrontare anche situazioni impreviste senza conseguenze spiacevoli e pericolose.
Un cane in grado di compiere correttamente il «seduto», il «terra» ed il «resta» ci darà la possibilità di intervenire in qualunque circostanza senza che ci si debba preoccupare anche della sua gestione: nel caso un paziente cada, saremo in grado di soccorrerlo anche abbandonando il guinzaglio senza doverci preoccupare di cosa farà il nostro cane, perché al nostro «resta» si siederà tranquillo fino al nostro richiamo anche se dovessimo allontanarci.
La condotta con o senza guinzaglio, l’ubbidienza al richiamo, l’interesse passivo nei confronti di altri animali sono altri requisiti di capacità indispensabili per poter operare in condizioni di sicurezza.
Impiego, potenzialità e modalità di interazione con l’ambiente da parte del Pet
Abbiamo visto come il cane derivi dal lupo, pur rappresentandone una «variante» bloccata allo stadio infantile. Questo ci deve far capire due cose fondamentali: la prima, se intendiamo vivere, interagire e lavorare con il cane dobbiamo imparare a comunicare nel suo linguaggio, e non pretendere che sia sempre il cane a dover interpretare il nostro. La seconda, dal momento che abbiamo a che fare con un soggetto «eternamente cucciolo» dobbiamo essere consapevoli del fatto che il cane ci guarderà sempre come principale riferimento per ogni attività che verrà intrapresa.
Per poter lavorare con un cane è indispensabile che ci siano reciproca conoscenza, fiducia e comprensione. Non è possibile operare in sicurezza se una di queste condizioni viene a mancare, quindi è impossibile che un operatore di Pet Therapy prenda in considerazione la possibilità di lavorare con un cane che viva con un’altra persona. Ma vivere insieme non garantisce la reciproca comprensione, soprattutto per generico difetto di noi umani.
Facciamo un esempio. Stiamo leggendo un bel libro mentre il nostro cane accovacciato ai nostri piedi schiaccia un pisolino. Suonano alla porta. In un lampo la più tranquilla delle situazioni domestiche esplode. Fido si precipita alla porta abbaiando come un matto, noi ci alziamo urlandogli di stare zitto, che è solo il campanello (come se non lo sapesse), e quando apriamo la porta non riusciamo ad evitare che il nostro cane salti addosso alla nostra amica facendole un mare di feste ed occasionalmente strappandole i collant con le unghie! Questo è quello che racconteremmo noi, ma Lui, come vede la stessa realtà? Io cane sto dormendo ai piedi di Lia, sto sognando una corsa ai giardini e di colpo suona il campanello. «Allarme allarme! Sveglia! Andiamo a vedere chi c’è alla porta! » e Lia «Si si, dai, andiamo a vedere! » me lo sta quasi gridando, allora io abbaio più forte, sono bravissimo a dare l’allarme! Poi apre la porta e via!
Le basi della comunicazione e dell’apprendimento nella relazione uomo-animale
Per appianare alcune incomprensioni, basta tentare di vedere le cose con gli occhi del cane, ma per poterlo fare è necessario studiare a fondo il suo linguaggio, che ovviamente non può essere verbale.
Quante volte vi è capitato di sentire un proprietario lamentarsi del fatto che il proprio cane non lo guarda negli occhi. Noi umani diffidiamo istintivamente di persone che ci parlano senza guardarci negli occhi, attribuendo questo atteggiamento a falsità e scarsa affidabilità. I cani fissano negli occhi gli avversari in situazioni conflittuali, quindi è normale per loro mantenere la testa di lato quando interagiscono con noi, ci stanno dicendo: «sono tranquillo, voglio stare con te».
Pensate come possa sentirsi il cane quando ci vede ridere. Per i lupoidi mostrare i denti è un chiaro messaggio di aggressione. Eppure i nostri cani hanno imparato a interpretare correttamente il nostro sorriso, anzi, alcuni di loro hanno addirittura imparato ad imitarlo, riproducendolo ad orecchie basse e corpo flesso, in maniera tale da non essere fraintesi.

Lerri interagisce con bimbi in seduta collettiva
Prevenire e gestire lo stress nel cane
Segnali calmanti e stress: conoscerli e riconoscerli
Se desideriamo che il nostro amico a quattro zampe faccia parte della nostra vita e possa essere impiegato in Pet Therapy, dobbiamo assicurargli condizioni di lavoro che non lo conducano a situazioni di stress; questo possiamo garantirlo solamente imparando a «leggere» i suoi atteggiamenti riconoscendo quelli che vengono definiti «segnali calmanti».
I cani sono animali che non amano i conflitti e hanno sviluppato una serie di segnali che vengono utilizzati per prevenire o ridurre situazioni conflittuali.
Questi segnali, detti per l’appunto calmanti, comprendono posture e gestualità particolari.
Ruotare di lato la testa: quando il cane attacca guarda negli occhi l’avversario. Tenere la testa girata equivale a comunicare l’intenzione di non attaccare. Questo segnale calmante può essere utilizzato con successo dall’uomo in fasi di approccio o di tensione.
Fissare lateralmente: muovere gli occhi di lato in maniera di non fissare negli occhi.
Socchiudere gli occhi: può essere utile per abituare il cane ad essere fissato negli occhi senza doversi sentire minacciato.
Mostrare il fianco o il posteriore: è un atteggiamento usato frequentemente dai cani quando il gioco si fa violento; ha il chiaro scopo di calmare gli animi. Anche noi possiamo adottare questa postura di fronte a cani che si sentono minacciati.
Movimenti lenti: inducono alla tranquillità. Nella comunicazione intraspecifica, il cane adotta movimenti lenti ogni volta che vuole manifestare la propria intenzione di non aggressione.
Inchino giocoso: spesso utilizzato nei confronti di altre specie. Può essere considerato come segnale calmante se mantenuto per più secondi.
Leccarsi il naso: a volte può essere un movimento rapido, e generalmente indica un disagio.
Sedersi e sdraiarsi: due segnali di intensità crescente che possono essere facilmente utilizzati anche da noi.
Sbadigliare: un altro segnale che indica disagio, dobbiamo essere molto attenti ad interpretarlo correttamente.
Scodinzolare: generalmente lo scodinzolio è sintomo di gioia, ma non sempre: è importante interpretare il movimento della coda insieme alle posture del corpo.
L’attenta osservazione dei comportamenti adottati dal nostro cane, ci permetterà di ricavare tutte quelle sfumature che non potranno mai essere imparate sui libri.
I segnali calmanti, così come li abbiamo elencati, ci possono solo fornire una traccia, una prima avvisaglia del disagio provato dal nostro amico peloso, ma sarà la nostra sensibilità, coadiuvata da una buona dose di esperienza, a collocare i suoi atteggiamenti nella giusta prospettiva. Infatti, un segnale calmante non necessariamente vuole indicare l’inizio di una situazione che reca disagio, ma potrebbe essere giusta la lettura più semplice: «queste persone non mi conoscono, devo spiegare loro che non voglio entrare in conflitto».
L’ importanza del gioco e del riposo: tempi, modalità e potenzialità
Il gioco nel cane si svolge nei momenti di estrema rilassatezza, con maggiore frequenza nella giovane età, e permane come comportamento sociale per tutta la vita. E’ sicuramente implicato nell’apprendimento, avendo la funzione di «palestra» comportamentale, in cui il cane può affinare certi moduli comportamentali e migliorare le capacità di percezione divertendosi. Con il gioco, inoltre, il cane riesce a soddisfare la propria necessità di attività fisica, dando libero sfogo ad un eventuale eccesso di energie.
I giochi di attivazione mentale, se condotti in maniera corretta, hanno come scopo principale quello di riattivare la curiosità e l’indipendenza del cane, e possono contribuire in maniera sostanziale ad aumentare il legame tra Pet e conduttore. Le difficoltà incontrate nel risolvere i giochi stimolano il cane ad affrontare e superare i momenti di stress, siano essi dovuti all’impossibilità di raggiungere un obiettivo nella vita di tutti i giorni, che al presentarsi di situazioni particolari durante sessioni di Attività o Terapie assistite.
Si possono proporre al cane semplici giochi autocostruiti, come ad esempio nascondere pezzetti di cibo di cui sia particolarmente ghiotto in contenitori di plastica (bicchieri, vaschette per la conservazione del cibo) capovolti, e lasciare che li trovi, oppure arrotolare un canovaccio da cucina con in mezzo un po’ di cibo e lasciare che sia lui a srotolarlo per guadagnare il premio nascosto.
E’ fondamentale che l’atteggiamento del proprietario/conduttore sia quello giusto: bisogna sempre essere presenti, ma non bisogna interagire con il cane, che deve trovare la soluzione in piena autonomia.
Anche il luogo di svolgimento degli esercizi deve essere adatto: non troppo vasto e dispersivo, tranquillo e libero da distrazioni, generalmente un ambiente domestico assolve allo scopo.
Al cane deve essere lasciato il tempo sufficiente per risolvere il problema, dai 15 ai 20 minuti secondo la difficoltà, ma nel caso non riuscisse a risolvere il gioco, è importante fare un passo indietro, proponendone uno più semplice in modo da finire la sessione sempre con un successo.
Non bisogna sottovalutare l’importanza del riposo. Durante ogni seduta di attività assistite o terapie assistite, bisogna concedere al “collega” pet il tempo di recuperare le proprie energie. Come noi sentiamo il bisogno di riprenderci, magari con l’ aiuto di un caffé, anche il nostro cane può avere le stesse esigenze. Deve essere nostra cura porre la massima attenzione ad ogni suo segnale di stanchezza e concedergli un meritato break, lasciandolo riposare o concedendogli una breve passeggiata al guinzaglio, in maniera che possa distrarsi come meglio crede.
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Il Drahthaar a Beccacce
Anche se va detto che ci sono ancora alcuni cacciatori poco esperti che lo confondono con il Griffone Korthals (e anche con lo Spinone) il Drahthaar non è più sconosciuto ai cacciatori come accadeva, ad esempio, alla fine degli anno ’70 e optare per un ausiliare di questa razza significa fare un buon investimento
La beccaccia, si sa, è la regina indiscussa dei sogni (e dei voli pindarici) di ogni cacciatore: il suo incontro è spesso in grado di suscitare un tale subbuglio di emozioni che cacciarla diventa un brivido. L’ideale è cacciarla col cane, ma quale sia l’ausiliare ottimale è difficile stabilirlo. Si scrive molto sulla razza ideale per andare a Beccacce, ma sarebbe meglio ricordarsi che non esiste una razza “giusta” per la Regina: è l’abilità del soggetto a farne uno specialista. Personalmente ho visto Setter, Kurzhaar, Griffoni e Pointer eccellere sulla Scolapax Rusticola, ma i soggetti che mi hanno soddisfatto maggiormente (forse anche perché caccio nella macchia mediterranea abbandonata) sono i Drahthaar; e del resto si tratta di cani rustici, equilibrati ed efficaci su tutti i terreni.

Daria della Mimosa di Krieg
Agli ausiliari sono richieste molte doti
D’altro canto credo che la caccia alla beccaccia sia totalmente diversa dalle altre, più complicata e piena di sorprese; tale da necessitare di un compagno veramente dotato di grandi mezzi, ma soprattutto di grande intelligenza per poter competere e vincere, in tutte le fantasie e scaltrezze che, di volta in volta, una Regina potrà inventare per involarsi indisturbata.
Per questo i soggetti che utilizzo hanno una passione indomita retta da un’avidità incredibile nella ricerca della Regina, che gli permette di operare in qualsiasi ambiente anche se pieno di difficoltà naturali quali freddo, rovi ed altro ancora. La loro resistenza, soprattutto nelle giornate in cui non si trova traccia, dopo quattro o cinque ore di lavoro, nel bosco bagnato, quando l’acqua che li inzuppa ha raffreddato i loro ardori, ha appiccicato il loro pelo e ha reso più sensibile la loro pelle, mi spinge a continuare a seguirli fino al calar della sera. E molto spesso si viene ripagati!
Hanno una ferma sicura, a volte repentina al minimo sentore d’emanazione, la tengono a lungo permettendo di piazzarsi al meglio. Hanno una guidata decisa, attenta e prudente, senza procedere troppo velocemente per non forzare il selvatico ad alzarsi in volo. Sono rispettosi del compagno di caccia (in genere esco con tre soggetti alla volta) e il loro consenso è spontaneo ed immediato in ogni situazione. Si adattano al terreno in cui lavorano, restringendosi nel folto per restare sempre a tiro utile e allungandosi sui terreni aperti prediligendone le bordure dimostrando intelligenza e senso del selvatico.
Come tutti i continentali il Drahthaar è un cane ragionatore e la sua mentalità vincente lo porta a cavarsela in ogni situazione. L’antica presenza di sangue Pointer la si riscontra nella potenza olfattiva, che gli permette di non realizzare false ferme e, alla lunga, di bloccare anche la più smaliziata delle Regine che non potrà ingannarlo. Il suo collegamento è eccezionale, si preoccupa sempre della posizione del cacciatore per far sì che l’azione si concluda con un successo. Inoltre sono molto rari quei soggetti che spariscono dalla vista.
La psiche è più importante del naso
Riconosco senza discutere che il naso di un cane rappresenta il quaranta per cento delle sue qualità venatiche, ma ricordatevi che se non ha sufficiente cuore per cacciare fra gli spini, né sufficiente mentalità per ricordare e ponderare, il suo meraviglioso olfatto non sarà altro che un lusso inutile. Tenete presente che nel bosco il cane potrà raramente rimontare il vento da lontano: mille ostacoli si interpongono fra le emanazioni e il suo naso. E, siccome la beccaccia è generalmente nel folto, i cani, pur con un naso finissimo, la bloccano quasi sempre da vicino. Il coraggio e la passione per la caccia, innate nel Drahthaar, sono le indispensabili doti che permettono ad un ausiliare di non disdegnare i grovigli del sottobosco ed i rovi (è ovvio, pertanto, che siano fra le qualità più necessarie di ogni buon cane da beccacce).
Normalmente l’intelligenza del Drahthaar a caccia è dovuta in gran parte alla sua memoria. Questa facoltà molto sviluppata mi ha portato a notare, numerose volte, che, quando si avvicinano in tappe o rimesse dove hanno già trovato delle beccacce, anche a distanza di una anno, si fanno più attenti e guardinghi, quasi per paura di “buttare via” il risultato del loro lavoro. Il bosco, poi, è sicuramente uno degli ambienti che predilige questo fermatore tedesco, infatti, vi sviluppa una cerca attiva, sostenuta e sufficientemente ampia, che gli permette di perlustrare la macchia con il massimo d’efficacia. Insomma, un cane piacevole da osservare, che dà sempre prova di spirito d’intraprendenza e che non caccia tra i piedi del cacciatore, in grado di sfruttare tanto le emanazioni dirette quanto le tracce al suolo, che non tralascia mai.
Di fronte alla selvaggina, il comportamento del Drahthaar varia molto da soggetto a soggetto. Alcuni soggetti risalgono in modo deciso l’emanazione, mentre altri hanno un approccio molto più prudente. “Sam della Mimosa di Krieg, ad esempio, un vero specialista sulle beccacce, potrebbe cacciare anche senza campano. Questo cane, infatti, nonostante superi abbondantemente i 30 Kg., caccia come un felino perfino tra i rovi. Vi assicuro che mi è capitato, più di una volta, di vedere pedonare delle Regine e allo stesso tempo notare che Sam approfittava anche dei loro più minimi movimenti per avanzare a sua volta, senza fare il minimo rumore per non perderne il collegamento.
Altre due delle doti innate del Drahthaar sono il riporto ed il recupero, questo significa che non ci sono ginestre o pinete dove una Beccaccia rotta d’ala possa “seminare” il cane e non ci sono rovi o abetine dal quale un Drahthaar non possa recuperare. Per non parlare dell’acqua. Ricorderò sempre con terrore, ma anche con una punta di orgoglio, una fredda mattina di gennaio in cui davo oramai per persa una “maliarda” caduta nel
Trebbia in piena. Krieg, il mio compagno in quella fredda giornata, nonostante la forte corrente e la gelida temperatura, non ha esitato a tuffarsi raggiungendo in breve la Beccaccia per abboccarla e tornare a terra un chilometro più a valle.
E’ un generico “speciale”
Ovviamente bisogna ricordarsi che il Drahthaar viene definito “un generico speciale, specialista nella genericità” il che, in pratica, sta a significare che è naturalmente portato ad apprezzare la lepre ed il capriolo, sicuro incubo dei beccacciai. Ma posso tuttavia assicurare che, abituandolo da cucciolo al rispetto di questi selvatici, si risolve poi il problema nel cane adulto. Del resto è davvero sorprendente osservare con quanta naturalezza il Drahthaar riesca ad esprimersi al meglio su selvaggina molto differente quali la beccaccia, la starna, il beccaccino, i fagiani o i galli in montagna e, allo stesso tempo questa polivalenza non gli impedisca comunque di sapersi affermare altresì come un’eccellente specialista (anche se vi è da dire che, forse, sarebbe un po’ riduttivo per un cane cosi versatile).
Personalmente ritengo che il Drahthaar da beccacce nasca predisposto a questa forma di caccia, e un attento occhio esperto lo riconoscerà fin dalle prime uscite, anche se fatte su quaglie o fagiani da voliera. Lo riconoscerà specialmente nel vedere come affronterà, per le prime volte, il bosco, poiché è molto raro (e normalissimo) che un cucciolo si comporti in modo accettabile sulla beccaccia, dal momento che fino a quando “l’armadio dei cassetti degli odori”, che è nel suo cervello, non avrà riempito quello della Regina non riuscirà a ben comportarsi in tale compito.
Preparare un Drahthaar su questo splendido selvatico non è assolutamente difficile. Uscite costanti fanno sì che il cane si faccia da solo, senza bisogno di rigidi addestramenti, se poi si ha la possibilità di affiancarli inizialmente ad un cane che conosce già le Beccacce, una buona parte del lavoro sarà già fatta. Se poi gli facciamo abboccare qualche “maliarda” appena abbattuta, lasciandolo divertire (sic!) e facendogliela trasportare in giro fino a farcela riportare… il gioco è fatto. Certo, alla prima stagione, non saranno subito stelle del firmamento, ma sicuramente si vedranno anche alcune buone azioni che lasceranno ben sperare per gli anni a venire.
Il cacciatore di beccacce è troppo spesso tradizionalista; crede in ciò che gli è stato insegnato agli inizi della sua carriera di nembrotte e persevera in questo senza domandarsi se, per caso, potrebbe esserci qualche altra soluzione per le sue necessità. La caccia alla beccaccia che (forse in quanto una delle poche forme di ars venandi “vera” rimasta) oggi è stata ancor più valorizzata ha portato, come conseguenza, alla ricerca ossessiva dell’ausiliare perfetto. Ora, sicuramente sono tantissime le razze e tutte possono vantare i grandi ausiliari. Ognuna ha i suoi pregi, così come ogni cacciatore ha le sue preferenze, non esiste una razza ideale, un cane che trovi unanimemente concordi tutti i cacciatori nel dichiararne la sua superiorità. E in effetti ogni razza, così come ogni cane, ha le sue peculiarità ed è proprio per questo, forse, che nessuna potrà mai soddisfare le esigenze di tutti i cacciatori. Lasciatemi dire, tuttavia, che dal canto mio sono fermamente convinto che, almeno in buona parte, il Deutsch-Drahthaar potrebbe accontentarli… così come accontentano sempre me. A voi le conclusioni!
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- Sentieri di caccia n° 3 marzo 2011
Al folletto della palude col Drahthaar
Un verso: il bacio
La caccia al beccaccino è una caccia per pochi, come per la beccaccia e, come quella per la Regina del bosco, ci sono tante razze che possono soddisfare l’esigenza dei cacciatori, ma anche in questa caccia quella che prediligo è sempre la mia amata razza: il Drahthaar.
E’ una caccia faticosa per via dell’ambiente in cui si muovono il cacciatore e il cane, ossia paduli e risaie bagnate o ghiacciate; è difficile per lo sparo, che deve essere immediato e preciso, e per la poca consistenza del carniere finale, a causa del fatto che il beccaccino non trova più l’habitat ideale di un tempo.
Quando il funambolico scolopacide emette il suo caratteristico verso, comunemente chiamato “bacio” forse è già troppo tardi anche per prenderlo di mira.
Cacciatori e ausiliari devono essere più furbi di lui. Per cacciare il beccaccino, il principe dei volatori che popolano i paduli, occorre poter disporre di un cane da ferma con la F maiuscola. Insegnare al neo cacciatore come si cacciano i beccaccini è cosa che può essere accettata, pretendere di insegnarlo ad un cane è assurdo, perciò mi limiterò ad alcune considerazioni.
L’ausiliare che, appena messo piede in terra, si avventa nella marcita impegnandosi in corse cronometriche, deve essere subito riportato in auto. Il cane che allunga, ma che mantiene la ferma fino al sopraggiungere del padrone, può anche essere tollerato.
Spesso, però, sono i beccaccini a non tenere la ferma, perciò il cane dovrebbe sempre rimanere a tiro utile.
Esso ama intrattenersi nei “tagliati”, tra cui ricerca larve e vermi che vivono nelle zone acquitrinose. Quando è in pastura, è solito spostarsi tracciando percorsi a forma di ferro di cavallo. Per questo suo strano modo di procedere, il cane, specie se giovane, può rimanere sconcertato dalle tracce confuse e ravvicinate. In questo caso il beccaccino può spiccare il volo alle sue e nostre spalle con il suo caratteristico “bacio” che, nella fattispecie, suona come una pernacchia: ti giri di scatto e nel tempo d’individuazione del folletto lo avrai sicuramente a più di 100 mt.
Il Drahthaar deve farsi “tirare dal naso”
Durante la cerca sono inutili i “teh”, “qui”, “là”, “vieni” e fischi vari: non dimentichiamoci che il Drahthaar ha un collegamento innato e spontaneo, non occorrerà ogni volta indirizzarlo, ma bisogna lasciargli fare il suo mestiere, badando, noi, di fare il nostro quando è il momento di sparare.
Il cane deve essere sempre concentrato nella scelta del terreno e del percorso ideale.
Il Drahthaar beccaccinista dovrà farsi tirare dal naso nelle zone che lui avverte essere propizie, in modo da non sprecare neppure un passo nei terreni inadatti.
Un luogo comune vuole che per fermare i beccaccini ci voglia un cane con un naso superlativo: non è proprio la verità assoluta.
La potenza olfattiva del beccaccinista è un mix di caratteristiche fisiologiche, di grande capacità di discernimento e ....di mistero.
Per quanto riguarda l’aspetto fisiologico dobbiamo tener presente che le particelle odorose del beccaccino sono molto forti e particolarmente volatili (a differenza per esempio della lepre e del cinghiale il cui odore è fatto di particelle più pesanti che tendono quindi a depositarsi sul terreno).
Il fatto che il nostro Drahthaar avverte un beccaccino a grande distanza ed invece una pernice o un fagiano solo da pochi metri è probabilmente dovuto alla diversa intensità dell’odore ed alla minore volatilità delle molecole che lo compongono.
Bisogna anche ricordarsi che il beccaccino vive dove c’è acqua ed è risaputo che l’aria umida sorregge meglio le particelle d’odore e facilita la loro diffusione e, se la fortuna ci assiste, con la presenza dell’aria, le particelle d’odore emesse dal piccolo scolopacide viaggiano lontane ed un cane dotato di normale sensibilità olfattiva le avverte con relativa facilità. E siccome quelle particelle d’odore sono particolarmente leggere e volatili, il cane le avverte soprattutto quando alza la testa, assumendo così il tipico atteggiamento della ferma.

Saphira
Odore di beccaccino o di deiezione?
Dobbiamo ricordarci che portiamo il nostro Drahthaar, maestro del famoso “discernimento” che altro non è che la selezione olfattiva, nell’ambiente tipico del beccaccino, che esala un particolare odore di marciume, tanto forte che a volte anche il nostro naso riesce ad avvertirlo. Il cane da beccaccini è particolarmente attratto da quest’odore e ciò produce a volte azioni molto spettacolari per la determinazione con cui il nostro compagno si dirige con stupefacente sicurezza – e da enormi distanze – verso i terreni in cui si trovano i beccaccini.
In mezzo a quell’odore così intenso, il beccaccinista avverte e distingue quella del beccaccino.
Ma non solo!!!. La sua grande maestria gli fa avvertire la differenza fra l’odore proveniente dalla deiezione e quello del beccaccino vero e proprio.
A volte lo vediamo rallentare, concentrasi ulteriormente, magari abbozzare una ferma che risolve immediatamente e spontaneamente quando realizza che quell’odore, pur tanto simile all’emanazione dell’amato nemico, è invece quello delle sue deiezioni ….e allora riparte e riprende la cerca, ancor più attento perché sa che il folletto potrebbe essere nelle vicinanze.
Il naso di tutti i buoni cani da ferma, ovviamente, deve essere selettivo, ma quello del beccaccinista deve esserlo in maniera particolarmente spiccata, perché avvertire l’odore del beccaccino distintamente da quello del suo sterco, in quella moltitudine di odori, è un’impresa che solo un naso estremamente selettivo può compiere. Alternativamente si avranno un sacco di ferme…senza esito.
Quindi gli accertamenti olfattivi del beccaccinista sono un pregio, come in tutte le altre cacce, a patto che sappia risolvere spontaneamente i mille dubbi che l’ambiente propone.
Quattro fasi da non dimenticare.
Quando il cane è fermo, è compito del cacciatore scegliere la posizione ideale e dobbiamo ricordarci che il beccaccino ha, momentaneamente, una chance in più nei nostri confronti: la sorpresa.
A cane in ferma non è ammesso distrarsi, ma neppure rimanere rigidi e impietriti con le mani incollate sul fucile: chi prenderà il volo è un uccello, non una tigre.
Il tiro al nostro funambolico rivale mette a dura prova anche lo sparatore più provetto.
Il suo comportamento dal momento del frullo al tiro è riassumibile in quattro fasi:
la prima è il salto cioè una frazione di secondo che l’animale impiega per sollevarsi da terra 50-60 cm , impossibile pensare di riuscire a tirare, segue poi un volo velocissimo e diritto per 10-20 metri ed è questo il momento di fermarlo.
Se non vi si riesce…… inizia la sua sarabanda, voli a zig-zag, velocissimi dove il cacciatore butta piombo qua e là centrando solo il terreno, vi è poi l’ultima fase dove il selvatico, esaurita la frenesia schizofrenica, si raddrizza, fate però due calcoli, supponiamo che mediamente vi parta a dieci metri, che nonostante la vostra reazione fulminea ne guadagni altri 5 (una bazzecola per un missile) se non lo colpite come detto in questa fase, vi trovate il selvatico dopo lo zig-zagare se va bene ad una distanza di 70-100 mt…buonanotte!
Come si sarà capito non esiste la certezza di colpire il beccaccino, le “magre” figure sono all’ordine della cacciata, non esiste perché lui non permette quei tiri sicuri, diciamo accompagnati, lui vuole la stoccata, vedere il suo ventre biancheggiare dopo il tiro è una delle massime soddisfazioni per il cacciatore, paragonabile solamente al riporto del vostro drahthaar che, tutto soddisfatto, rientra da voi con l’agognata preda in bocca.
Il beccaccino ha abitudini gregarie, viaggia, pascola, vive in compagnia più o meno numerosa, questo certamente non aiuta il cacciatore, al quale può capitare di levare imprudentemente tutti assieme gli uccelli presenti in zona e poi girovagare per ore senza vederne più alcuno, va sottolineato che quando si leva un gruppo di volatili, ognuno nel fuggire segue una sua rotta indipendente, inoltre non partono mai tutti assieme, ma a brevissimi intervalli e rimane sempre un ritardatario quindi è importantissimo, se si caccia con un Drahthaar corretto al frullo, continuate a “credere” al cane se resta fermo.
Il cacciatore deve conoscere il terreno che si accinge a battere, procedere silenziosamente, ricordarsi sempre che il beccaccino una volta allarmatosi difficilmente pedina tentando di celarsi tra la vegetazione, ma generalmente ed irrimediabilmente decolla, lo fa preferenzialmente contro vento quindi è bene cercare a costringere l’uccello a partenze per lui non ottimali, che conducano a tiri laterali, per i quali zigzagamenti compiuti su un piano orizzontale, risultino in prospettiva lineari, quindi non complicando il tiro ulteriormente.
Il vento alle spalle dunque ma attenzione ai suoi sensi, soprattutto l’udito, sono molto acuti, va da se che il vento che ci giunge dalla schiena pur agevolando il tiro trasporta gli eventuali sciacquii di cacciatore e cane verso il selvatico, ecco dunque la necessità di fare meno rumore possibile quando si caccia il beccaccino.
Il comportamento dopo le fucilate è imprevedibile, nella maggioranza dei casi ritorna dopo un ampio giro nel medesimo luogo, spesse volte però sorvola la zona ad altezze limite per il fucile “mangiandoci una serie tremenda di colpi”, in questi casi anziché avventare il tiro sarebbe bene accovacciarsi ed attendere la picchiata al suolo: se il beccaccino ritorna sicuramente si posa.
Il beccaccino di rimessa, va trattato ancora più delicatamente. E qui entra di nuovo in gioco il nostro amato drahthaar che dovrà mettere in campo tutta l’esperienza e la malizia in suo possesso.
Beccaccini e& C.
Andando a caccia di beccaccini si possono incontrare i croccoloni, oggi quasi scomparsi dalla scena venatoria. Sono più grossi dei comuni beccaccini, e per il loro volo uniforme e lineare ci ricordano la beccaccia.
Anche il frullino, parente più piccolo dei tre soggetti, ha un volo dritto, nonostante il nome che porta, e non presenta grandi difficoltà nel tiro, per quanto, in certi casi, possa indurre lo stoccatore a compiere inaspettati anticipi. Questo piccolo scolopacide dimostra un’astuzia inaudita, raramente riscontrabile nei selvatici. Dopo una fucilata andata a vuoto, si lascia cadere nella marcita come se fosse stato ferito, inducendo il cacciatore inesperto ad insistere in un’inutile ricerca nel luogo in cui è caduto. In realtà, quando questi frullini si ributtano a terra perpendicolarmente al terreno, è difficilissimo farli rialzare. Si rannicchiano sotto l’erba e non si muovono più, non rilasciando, quindi, quella passata che consente al cane di percepirne le tracce.
Ma sicuramente una cosa non è da dimenticare. Nell’arena palustre non c’è mai una strategia: si “combatte” a sorpresa, e queste saranno sicuramente più gradevoli se cacceremo con il nostro Drahthaar in un ambiente sicuramente a lui congeniale, dove il freddo, l’acqua e la fatica non influenzeranno il suo rendimento.
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- Perro de caza n° 226 - 2010
A becadas con drahthaar
Hay que decir tambièn que existen algunos cazadores poco expertos que le confunden con el Grifòn Korthals (y tambièn con el Spinone Italiano) el Drahthaar no es desconocido a los cazadores como pasaba, por ejemplo, a finales de los años setenta y elegir un auxiliar de esta raza significa hacer una buena inversiòn.
La becada, se sabe, es la reina indiscutida de los sueños ( y de los vuelos pindàricos) de cada cazador: su encuentro a menudo està en grado de suscitar un tal alboroto de emociones que cazarla se vuelve en un escalofrìo. Lo ideal es cazarla con el perro, pero cual sea el auxiliar optimal es dificil establecerlo. Se escribe mucho sobre la raza ideal para cazar Becadas, pero serìa mejor acordarse que no existe una raza “justa” para la Reina: es la habilidad del sujeto a hacer un especialista. Personalmente he visto Setter, Kurzhaar, Grifones y Pointer descollar sobre la Scolapax Rusticola, pero los sujetos que me han satisfecho mayormente (a lo mejor tambièn porque cazo en la flora mediterrànea abandonada) son los Drahthaar; y ademàs se trata de perros rùsticos, equilibrados y eficaces sobre todos los terrenos.
A los auxiliares vienen requeridas muchas cualidades
Por otro lado yo creo que la caza a la becada sea totalmente distinta de las otras, màs complicada y llena de sorpresas; tal de necesitar un compañero verdaderamente dotado de grandes capacidades, pero sobretodo de grande inteligencia para poder competir y ganar, en todas las fantasias y listezas que, en su momento, una Reina podrà inventar para esfumarse tranquila.
Por eso los sujetos que utilizo tienen una pasiòn indòmita regida por una avidez increìble en la busqueda de la Reina, que le permite de obrar en cualquier ambiente tambièn si lleno de dificuldad natural como el frìo, zarzas y otro todavia. Su resistencia, sobretodo en las jornadas en las cuales no se encuentra rastro, despuès de cuatro o cinco horas de trabajo, en el bosque mojado, cuando el agua que los empapa ha enfriado sus ardores, ha pegado su pelo y ha rendido màs sensible su piel, me empuja a continuar a seguirlos hasta la caìda de la tarde. Y a menudo se tiene la reecompensa!
Tienen una muestra segura, a veces repentina a los mìnimos señales de emanaciòn, la tienen por mucho tiempo permitiendo de emplazarse en la mejor posiciòn. Tienen una guìa decidida, atenta y prudente, sin proceder demasiado velozmente para no forzar el salvaje a levantarse en vuelo. Son respetuosos del compañero de caza (normalmente salgo con tres sujetos a la vez) y su consentimiento es espontàneo e inmediato en cada situaciòn. Se adaptan al terreno en el cual trabajan, estrechandose en la espesura para quedarse siempre a tiro ùtil y alargandose sobre los terrenos abiertos privilegiando sobretodo las borduras demostrando inteligencia y sentido del salvaje.
Como todos los continentales el Drahthaar es un perro razonador y su mentalidad ganadora lo lleva a salir de cada situaciòn. La antigua presencia de sangre Pointer se puede hallar en la potencia olfativa, que le permite de no realizar falsas muestras y, a la larga, de bloquear tambièm la màs astuta de las Reinas que no podrà engañarle. Su conexiòn es excepcional, se preocupa siempre de la posiciòn del cazador para que la acciòn se concluya con un éxito. Ademàs son muy raros aquellos sujetos que desaparecen de la vista.

Sam della Mimosa di Krieg e Victor della Mimosa di Krieg.
Ch Italiani ed Internazionali Assoluti, Lavoro e Bellezza.
Ch di Specialità su Beccacce
Victor vincitore del Trofeo Annuale Enci "la Regina del Bosco" 2010
La psique es màs importante del olfato
Reconozco sin discutir que el olfato de un perro representa el cuarenta por ciento de sus cualidades venatorias, pero teneis que acordar que si no tiene suficiente corazòn para cazar dentro de los espinos, ni suficiente mentalidad para acordar y ponderar, su maravilloso olfato no serà que un lujo inutil. Tengaìs presente que en el bosque el perro podrà raramente volver a montar el viento desde lejos: mil obstàculos se interponen entre las emanaciones y su olfato. Y, dado que la becada està generalmente en la espesura, los perros, aunque tengan un olfato finisimo, la bloquean casi siempre de cerca. El coraje y la pasiòn para la caza, innatos en el Drahthaar, son indispensables cualidades que permiten a un auxiliar de no desdeñar los enredos del sotobosque y las zarzas (es evidente, por lo tanto, que sean entre las cualidades màs necesarias de un buen perro de becadas).
Normalmente la inteligencia del Drahthaar a caza està debida en gran parte a su memoria. Esta facultad muy desarrollada me ha llevado a notar, numerosas veces, que, cuando se acercan en etapas o agazapadas donde han encontrado ya becadas, tambièn a distancia de un año, se ponen màs atentos y cautelosos, casi por miedo de “tirar” el resultado de su trabajo. El bosque es seguramente uno de los ambientes que prefiere este perro alemàn. En realidad, ahì desarrolla una busqueda activa, firme y suficientemente amplia, que le permite de batir la flora mediterrànea con la màxima eficacia. En conclusiòn, un perro que se observa con placer, que da siempre prueba de espìritu de intrepidez y que no caza entre los pies del cazador, en grado de sacar provecho tanto de las emanaciones directas cuanto de los rastros al suelo, que no deja a medias nunca.
De frente de la caza, el comportamiento del Drahthaar varia mucho de sujeto a sujeto. Algunos sujetos remontan en manera decidida hacia la emanaciòn, mientras que otros tienen un acercamiento mucho màs prudente. “Sam de la Minosa de Krieg, por ejemplo, un verdadero especialista sobre las becadas, podrìa cazar tambièn sin cencerro. Este perro, en realidad, no obstante supere con abundancia los 30 kilos, caza como si fuera un felino incluso entre las zarzas. Os aseguro que màs de una vez he visto perseguir algunas Reinas y al mismo tiempo notar que Sam aprovechaba tambièn de los mìnimos movimientos para avanzar a su vez, sin hacer el mìnimo ruido para no perder la conexiòn.
Otras dos capacidades innatas del Drahthaar son la cobra y la recuperaciòn, esto significa que no existen retamas o pinedas donde la Becada con una ala rota pueda “despistar”al perro y no existen zarzas o abetales de las cuales un Drahthaar no pueda recuperar. Por no hablar del agua. Me acordaré siempre con terror, pero tambièn con un poco de orgullo, una fria mañana de enero en la cual ya creìa de haber perdido una “vampiresa” caìda en el rio Trebbia. Krieg, mi compañero en aquel dìa frio, no obstante la corriente fuerte y la temperatura gélida, no ha vacilado a zambullirse alcanzando en poco tiempo la Becada para cogerla con la boca y volver a tierra un kilometro rìo abajo.
Es un genérico “especial”
Evidentemente es necesario acordarse que el Drahthaar viene definido “un generico especial, especialista en la indeterminaciòn” el que, pràcticamente, està a significar que aprecia la liebre y el corzo, segura pesadilla de los cazadores de becadas. Pero puedo sin embargo asegurar que, acostumbrandolo de cachorro al respeto de estos salvajes, se resulve despuès el problema en el perro adulto. Ademàs es verdaderamente sorprendente observar con cuanta naturaleza el Drahthaar logre a exprimirse de la mejor manera sobre la caza muy distinta como la becada, la estarna, el agachadiza, los faisanes o los gallos en montaña y, al mismo tiempo esta polivalencia no le impide de cualquier modo de saberse afirmar ademàs como un excelente especialista (tambièn si hay que decir que, a lo mejor, serìa un poco restrictivo por un perro asì versàtil).
Personalmente creo que el Drahthaar de becadas nazca con la predisposiciòn a esta forma de caza, y un atento ojo experto le reconocerà a partir de las primeras salidas, tambièn si hechas sobre perdices pardillas o faisanes de pajarera. L reconocerà especialmente viendo como enfrenterà, por las primeras veces, el bosque, pues es muy raro (y normalisimo) que un cachorro se comporte en manera aceptable sobre la becada, del momento que hasta cuando “el armario de los cajones de los olores”, que està en su cerebro, no habrà llenado aquello de la Reina no lograrà a comportarse bien en tal tarea.
Preparar el Drahthaar sobre este esplendido salvaje no es dificil en absoluto. Salidas constantes preparan el perro a hacerse por si mismo, sin necesidad de formaciòn rìgida, si despuès se tiene la posibilidad de flanquearlos en principio a un perro que conoce las Becadas ya, una buena parte del trabajo serà hecha ya. Si despuès le hacemos coger en la boca alguna “vampiresa” apenàs abatida, dejamos que se divierta (sic!) y haciendola transportar en giro hasta que nos la traiga otra vez....el juego està hecho. Cierto, a la primera estaciòn, no seràn pronto estrelas del firmamento, pero seguramente se veràn tambièn algunas buenas acciones que dejaràn bien esperar por lo años futuros.
El cazador de becadas es muy a menudo tradicionalista; cree en todo lo que le han enseñado a los inicios de su carrera de nembrotte y persevera en esto sin preguntarse si, al azar, podrìa existir alguna otra soluciòn por sus necesidades. La caza a la becada que (a lo mejor en cuanto una de las pocas formas de ars venandi “verdadera” quedada) hoy en dìa ha sido todavìa màs valorizada ha conllevado, como consecuencia, a la busqueda obsesiva del auxiliar perfecto. Ahora, seguramente hay muchisimas razas y todas pueden ensalzar los grandes auxiliares. Cada una tiene sus cualidades, asì como cada cazador tiene sus preferencias, no existe una raza ideal, un pero que encuentre unanimemente concordes todos los cazadores para declarar su superioridad. Y en realidad cada raza, asì como cada perro, tiene su peculiaridad y es proprio por eso, a lo mejor, que ninguna podrà nunca satisfacer las exigencias de todos los cazadores. Dejadme decir, sin embargo, que por mi parte estoy convencido firmemente que, por lo menos en buena parte, el Deutsch-Drahthaar podrìa satisfacerlos....asì como satisfacen siempre a mi. A vosotros las conclusiones!
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- I Nostri Cani gennaio 2011
- Diana n° 14 luglio 2010
DRAHTHAAR: concezione statica o dinamica?
Drahthaar: ovverosia pelo di filo metallico (draht = filo metallico - haar = pelo) il nome è una garanzia.
Il Drahthaar ha portamento bello eretto; altezza al garrese da 61 a 68 cm nei maschi e da 57 a 64 cm nelle femmine; colori roano marrone, roano nero, unicolore marrone con o senza una macchia sul petto, roano chiaro; pelo di copertura dai 2 ai 4 cm circa, sottopelo folto ed impermeabile; l'espressione energica del muso è sottolineata da sopracciglia marcate e da una barba folta, che però non deve avere una lunghezza eccessiva e deve essere il più dura possibile.
Il Drahthaar, come molte altre razze, è un cane ideato a tavolino. Questo vuol dire una razza pensata e realizzata con scopi ben precisi.
L'idea di creare questa nuova razza nacque nel 1897 ad opera del barone Sigismund von Zedlitz und Neukirck e da Herr Oberlander. Nel 1902 fu fondata la prima associazione che aveva come scopo principale quello di ottenere la perfezione nello svolgimento dell'attività venatoria, secondariamente una struttura forte ed equilibrata ed infine la bellezza. A chi si cimentava nell'allevamento di questa razza fu data una direttiva "alleva come vuoi, ma con successo".
Dopo varie selezioni d'incroci fra Stickelhaar, Griffone, Pudelpointer, Kurzhaar e Pointer (questi ultimi due portarono in dote anche il manto roano nero) uscì la prima bozza di standard, risalente al 1906 "cane da ferma di taglia media, d'aspetto nobile, colore poco evidente con pelo molto duro, che possibilmente ricopra tutto il corpo, espressione intelligente, energico, di temperamento vivace, fedele".
I risultati furono strabilianti: già nel 1923 iniziò il predominio di questa nuova razza in tutta la Germania anche a discapito dei cugini Kurzhaar. Questa supremazia a tutt'oggi non è cessata, anzi è aumentata. Nonostante questo successo si dovette aspettare fino al 1928 perché la razza fosse riconosciuta dal mondo della cinofilia.
Il barone Sigismund von Zedlitz Neukirck, diventato famoso con lo pseudonimo di Hegewald, creatore del cane tedesco da ferma a pelo duro, coniò la frase "Sii ruvido fuori, ma dolce nel cuore" e mai parole furono più veritiere nel descrivere il nostro Drahthaar. Non è solo un cane rude e di carattere forte, ma, sempre in cerca di un gesto affettuoso o di una carezza da parte del padrone, è anche equilibrato, dolce, generosissimo e, conscio della sua forza, non ha paura di niente e niente può fargli paura.
Nel 1994 sono state apportate delle significative modifiche allo standard morfologico del Drahthaar.
Le linee e gli assi cranio-facciali diventano parallele con profilo della canna nasale leggermente montonino, lo stop è chiaramente pronunciato e gli occhi il più scuro possibile.
La lunghezza del tronco, pur auspicandola uguale all’altezza al garrese, la si può superare di 3 cm., i piedi arrotondati diventano di forma ovale e il range dell’altezza al garrese viene aumentato da 61 a 68 nei maschi e da 57 a 64 nelle femmine.
Una delle cose che salta subito all’occhio sono le teste che, pur restando armoniose, allungano il cranio e la canna nasale.
Il Drahthaar fa parte del gruppo 7 - Sezione I: cani da ferma continentali con prova di lavoro.
Lo standard riconosciuto dalla FCI (Federazione Cinologica Internazionale) dà indicazioni ben precise sull’andatura ed il portamento, sulla cerca e la ferma, la guidata ed il riporto e ricupero.
- Andatura e portamento: l’andatura del Drahthaar è di galoppo energico, ma non impetuoso. Il posteriore spinge vigorosamente, ma con naturale armonia. L’anteriore, lievemente rampante, non ha eccessivi slanci in avanti. Falcata piuttosto raccolta e continua. Testa portata normalmente alta, ma senza esagerazioni, canna nasale sull’orizzontale o quasi. In condizioni avverse o difficili la testa può abbassarsi sino ad allinearsi con la linea dorsale od appena al disotto. Coda portata preferibilmente sul prolungamento della linea dorsale o leggermente al disotto.
- Cerca e ferma: diligente ed analitica, che si adegua con immediatezza ai cambiamenti contingenti (terreno, selvatico, ecc.). In terreno aperto è metodica e regolare, con lacets mediatamente spaziati, che possono essere anche discretamente ampi. in terreno, coperto od impervio la cerca viene svolta con molta adattabilità, coraggio ed iniziativa. In condizioni difficili e per risolvere particolari problemi di emanazione e quindi di reperimento del selvatico il Drahthaar può effettuare brevi fasi di accertamento a terra. Dalla cerca che sviluppa questo cane deve sempre trasparire la sua genericità d’impiego e la adattabilità innata alle variazioni ambientali e di selvatico.
Quando durante la cerca ha l’errata impressione della presenza del selvatico: rallenta l’andatura portandosi anche al trotto e rimonta la sorgente di emanazione, alle volte accennando a brevi arresti. In questa fase il Drahthaar rimane ben eretto, con testa alta e mobile, ma può anche riflettersi leggermente sugli arti con testa protesa in avanti, pronto a riprendere l’andatura di cerca, senza eccessivi scatti, qualora l’impressione risultasse errata.
Quando avuto lieve indizio della probabile presenza del selvatico se ne rende conto e va in ferma: in questo frangente va i ferma dopo una fase di rallentamento, ben eretto sugli arti, talvolta con un arto sollevato, testa alta e canna nasale sull’orizzontale o quasi, coda sul prolungamento della linea dorsale o leggermente al disotto, più difficilmente sopra. Alle volte un breve arresto riflessivo può precedere la ferma.
Quando è subito certo della presenza del selvatico poco lontano: in questo caso ferma piuttosto repentinamente, ma non di scatto. La ferma può anche essere flessa sugli arti, collo proteso in avanti e canna nasale sull’orizzontale o leggermente al disotto.
Quando d’improvviso si trova a ridosso del selvatico: ferma di scatto. Resta immobile nelle pose più strane. La testa è però rivolta alla sorgente dell’emanazione. Anche in questo frangente il Drahthaar si dimostra sicuro e deciso.
- Guidata: decisa, attentissima e prudente. La guidata avviene in posizione eretta, ma con scarsa vegetazione e con selvatico sensibile può anche avvenire in posizione leggermente flessa sugli arti. La coda difficilmente assume movimenti trasversali rapidi.
- Ricupero e riporto: il Drahthaar deve dimostrare naturale passione per il ricupero ed il riporto anche nelle condizioni più difficili. Quindi eccellente ricuperatore e riportatore.

Zeta della Mimosa di Krieg
In Germania viene utilizzato in modo polivalente, ma, per tradizioni venatorie decisamente diverse dalle nostre, poco per la ferma, tant’è vero che nelle verifiche che vengono effettuate viene valutata la “predisposizione” a tale importante dote.
Tali verifiche sono la VJP o prova giovani, la HZP o prova autunnale, l’Hegewald (una sorta di HZP più complessa) e la VGP.
Prendiamo ad esempio la VGP che è composta da 4 fasi e contempla:
1° fase: lavoro nella foresta (Waldarbeit):
Lavoro alla lunga su traccia di sangue artificiale (Riemenarbeit) preparata la sera prima della prova “Übernachtfhärte”, o la mattina stessa della prova” Tagfhärte”.
Abbaio al morto (Totverbellen).
Fare la spola (Totverweisen) o Fare la spola con il riporto del testimone (Bringsenverweisen).
Riporto della volpe con ostacoli (Bringen von Fuchs über Hindernis).
Pista di volpe morta trascinata (Fuchsschleppe).
Riporto della volpe al termine della pista (Bringen von Fuchs auf der Schleppe).
Pista di una lepre o di un coniglio morto trascinato (Hasen oder Knichenschleppe).
Riporto della lepre o di coniglio al termine della pista (Bringen von Hase oder Kanichen).
Cercare nel folto della foresta (Stöbern).
Cercare nel folto della foresta accompagnati dal Conduttore (Buschieren).
2° fase: lavoro in acqua (Wasserarbeit):
Cercare nel canneto senza la presenza dell’anitra (Stöbern ohne Ente im deckungsreichen Gewässer).
Cercare nel canneto un’anitra morta (Verlorensuchen im deckungsreichen Gewässer).
Cercare nel canneto un’anatra viva disalata (Stöbern mit Ente im deckungsreichen Gewässer oder lt. Beiliegendem Zeugnis).
Riporto dell’anitra morta dall’acqua fonda (Bringen von Ente).
3° fase: lavoro in campo (Feldarbeit):
Utilizzo del naso (Nasengebrau).
Cerca (Suche).
Ferma (Vorstehen): I giudici considereranno valide anche le ferme che il cane eseguirà “in bianco”, senza cioè la presenza di selvaggina, che magari si è sottratta poco tempo prima.
In pratica il punteggio assegnato a questa prova non deve tenere conto di niente altro che la propensione naturale del cane alla ferma.
Guidare il selvatico da piuma, che si allontana di pedina, con stile (Manieren und Nachziehen am Wild).
Recupero su traccia di selvaggina da piuma, fagiano o starna (Fedrwildschleppe).
Simulazione del recupero di un selvatico da piuma abbattuto (Ausgelegten Stückes Federwild).
Riporto di un selvatico da piuma, fagiano o starna (Ausgelegten Stückes Federwild).
4° fase: ubbidienza (Gehorsam):
Comportamento del cane ai comandi (Allgemeines Verhalten – Gehorsam).
Comportamento del cane al „terra“ (Verhalten auf dem Stand).
Andatura corretta al guinzaglio (Leinenführigkeit).
Seguire libero al piede (Folgen frei bei fuß).
Terra (Ablegen).
Corretto al frullo di un selvatico da piuma (Benehmen vor eraügtern Federwild).
Corretto allo schizzo di un selvatico da pelo, lepre (Benehmen vor eraügtern
Haarnutzwild).
Corretto allo sparo (Schußruhe).
Perchè abbiamo parlato di importante dote a riguardo della ferma?
Perché il territorio, la selvaggina ed i cacciatori sono cambiati da 100 anni a questa parte e, come si è evoluto nella morfologia, anche nel lavoro si richiedono prestazioni diverse al nostro amato Drahthaar.
Ovviamente allevare il Drahthaar senza perdere di vista il punto di partenza è essenziale, ma dobbiamo tenere presente dei cambiamenti evolutivi: se il territorio, la selvaggina ed i cacciatori si sono “evoluti” è assurdo pensare di poter cacciare e utilizzare i cani come 100 anni fa e quindi il Drahthaar, come tutte le razze, si è dovuto evolvere e continuerà a farlo indipendentemente da chi lo vuole “troppo” ancorato alla tradizione.
Penso sia per questo motivo che i cacciatori italiani sentono l’esigenza di veder rafforzata la ferma, supportata da una cerca ben impostata e a testa alta che potrà anche abbassarsi in taluni casi, ma che non dovrà essere come quella di un pistatore per non arrivare troppo a ridosso del selvatico col rischio di farlo involare, anche perché nel caso della selvaggina l’evoluzione è anche una diminuzione sostanziale della stessa e mentre 100 anni fa si trovavano 10 voli di starne, se non di più, in una giornata, ora si riesce a trovarne a mala pena uno!!!
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- il Cinofilo n° 7 - 2010
Il Drahthaar nel Sociale
Ricerca in superficie
Abitare nei pressi di boschi, colline o campagna non ricorda unicamente l'"andare a caccia", ma anche l'eventualità di ricercare persone che, accidentalmente, hanno perso l'orientamento o si sono ferite nel cercare funghi, castagne o, molto più semplicemente, nel fare una gita a contatto con la natura.
Per svolgere la sua attività il conduttore deve basarsi non solo sulle sue capacità ma soprattutto sfruttando la naturale predisposizione del suo cane ovvero "il naso" e la sua immensa voglia di lavorare con il padrone.
La Ricerca di Persone Scomparse in Superficie si basa sulla capacità del cane di distinguere fra gli odori, quello del disperso, seguendo la giusta direzione, e conducendo il padrone al ritrovamento dello stesso.
L'efficacia della ricerca ha un limite nel tempo a causa delle degradazioni dell'odore e dell'inquinamento delle piste da parte di altre squadre di soccorritori.
Le ricerche non si possono improvvisare: infatti, occorrono strategie, tattiche di intervento, grande collaborazione tra i soccorritori e soprattutto un grande lavoro del conduttore con il proprio cane, basato su una perfetta intesa.
Il cane da soccorso deve essere curioso e socievole, deve essere equilibrato e al contempo avere un buon temperamento.
L'addestramento del cane a tale attività si basa su tre punti fondamentali:

Sam della Mimosa di Krieg viene "inviato"
Stimolo - Ricerca - Gratificazione.
La "ricerca di persone scomparse" è una parte misteriosa ed affascinante dell'addestramento canino ed è rappresentata da un mondo di odori che a noi è completamente precluso. Sulla pista umana il conduttore stabilisce un rapporto con il suo cane basato unicamente sull'intuizione e sulla conoscenza perché tutto ciò che il suo compagno "VEDE" al suolo, per il conduttore, è unicamente erba, sentiero, bosco o rosaio. Per tale motivo il conduttore si deve fidare ciecamente del suo cane: l'amore che lega entrambi ed il lavoro costante conducono al ritrovamento ed al soccorso del disperso.
Questo tipo di attività non dovrà basarsi unicamente sulla conoscenza e l’affiatamento con il proprio cane ma dovrà anche prevedere una notevole serie d’informazioni sulla persona scomparsa, sull’ultimo luogo dove è avvenuto l’ultimo avvistamento ed essere preparati con nozioni di pronto soccorso e messa in sicurezza di persone, conduttori e cani.
A tale scopo abbiamo fondato un’associazione di volontariato, nell’ambito della Protezione Civile, il “Nucleo Cinofilo da Soccorso Giada” con sede in Rapallo, che conta 5 unità composte da due terranova, un labrador, un dobermann e, ovviamente, un drahthaar, Sam della Mimosa di Krieg, campione Assoluto Italiano ed Internazionale, espertissimo beccacciaio, che una volta indossata la pettorina riesce ad escludere completamente dalla sua testa gli odori di selvatico a cui è abituato e si concentra solamente sulle emanazioni “umane”. Tutti questi soggetti vengono preparati all’ubbidienza e al superamento di ostacoli quali palizzata, salto in lungo, scala ecc. e con tantissimo addestramento sul territorio.

Victor della Mimosa di Krieg interagisce con una bambina.
Pet Therapy
Ma non finisce qui, Diximimosa ed Eurekamimosa, anche loro campionesse Assolute Italiane ed Internazionali, sono state “preparate” per questa attività molto importante.
Nelle Attività Assistite da Animali il cane viene utilizzato per scopi didattici e ricreativi (ad es. in asili, scuole, ecc.). La presenza del cane durante le lezioni si presta a dar vita a percorsi interdisciplinari dando l’opportunità di realizzare un buon mix tra gioco, spiegazioni e creatività, e a preparare i bambini alla comprensione di altre forme di dialogo esistente fra specie diverse. Tutto questo facilita la convivenza e comprensione dei bambini con i loro animali da affezione avendo alla base una buona conoscenza del dialogo animale. Molto spesso, inoltre, il pet è il mediatore in grado di condurre il bambino verso un rapporto più completo con la natura.
Nelle Terapie Assistite da Animali il cane funge da coterapeuta ad un’equipe formata da medici, psicologi ed educatori in problematiche quali: competitività, basso livello di autostima, solitudine, abbandono, deficit affettivi e comunicativi, rifiuto, sfiducia ecc, ed anche in malattie invalidanti e terminali.
In queste problematiche, oggigiorno purtroppo sempre più frequenti, il cane si rivela essere un alleato molto prezioso per la sua completa incapacità di giudicarci e la sua totale fiducia nei confronti di qualunque essere umano, e per questo quasi sempre ben accetto dai pazienti che non si sentiranno giudicati o traditi.
Per svolgere queste attività il cane non necessita di un addestramento specifico in quanto la sua spontaneità è l’elemento indispensabile per stabilire un rapporto con il paziente; è però indispensabile che sia “educato”.
Ovviamente la scelta ricadrà su soggetti assolutamente equilibrati, in modo tale da poter essere gestiti in qualsiasi circostanza dal loro conduttore.
Il “rude baffuto tedesco” si dimostra quindi non soltanto un ottimo compagno di caccia e prove di lavoro ma anche un cane adatto ad utilizzare le sue doti (fiuto, equilibrio e sensibilità) per scopi umanitari
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- Caccia+ n° 1 gennaio/febbraio 2003
DRAHTHAAR
La sua storia
Una razza che sta avendo sempre più successo, ma che a tutt’oggi non è completamente conosciuta dalla massa dei cacciatori. Un’ausiliare eclettico dotato di una genericità degna di nota, che è il suo vero biglietto da visita.
In Italia è conosciuto più come cane da ferma tedesco a pelo duro ma il suo vero nome è Drahthaar: ovverosia pelo di filo metallico (draht = filo metallico – haar = pelo) il nome è una garanzia; tanto è vero che di anno in anno le iscrizioni al L.O.I. hanno un incremento rispetto ai precedenti del 15/20% ed è l’unica razza del Gruppo 7 (cani da ferma) a fare salti in alto così evidente. E questo perché le sue doti, ormai, vengono scoperte sempre di più dai cacciatori, anche se è ancora poco conosciuto o meglio, viene scambiato quasi sempre per un Griffone o uno Spinone.
Il drahthaar, (portamento bello eretto; altezza al garrese da 61 a 68 cm nei maschi e da 57 a 64 cm nelle femmine; colori roano marrone e roano nero con o senza chiazze, bruno con o senza una macchia chiara sul petto e roano chiaro (non sono ammessi altri colori); pelo di copertura dai 2 ai 4 cm circa, sottopelo folto ed impermeabile; l’espressione energica del muso è sottolineata da sopracciglia marcate e da una barba folta, che però non deve avere una lunghezza eccessiva e deve essere il più dura possibile), come il famosissimo Pastore Tedesco e, come molte altre razze, è un cane ideato a tavolino. Questo vuol dire una razza pensata e realizzata con scopi ben precisi..
L’idea di creare questa nuova razza nacque nel 1897 ad opera del barone Sigismund von Zedlitz und Neukirck e da Herr Oberlander. Nel 1902 fu fondata la prima associazione che aveva come scopo principale quello di ottenere la perfezione nello svolgimento dell’attività venatoria, secondariamente una struttura forte ed equilibrata ed infine la bellezza. A chi si cimentava nell’allevamento di questa razza fu data una direttiva “alleva come vuoi, ma con successo”. Dopo varie selezioni d’incroci fra Stickelhaar, Griffone, Pudelpointer, Kurzhaar e Pointer (questi ultimi due portarono in dote anche il manto roano nero) uscì la prima bozza di standard, risalente al 1906 “cane da ferma di taglia media, d’aspetto nobile, colore poco evidente con pelo molto duro, che possibilmente ricopra tutto il corpo, espressione intelligente, energico, di temperamento vivace, fedele”. I risultati furono strabilianti: già nel 1923 iniziò il predominio di questa nuova razza in tutta la Germania anche a discapito dei cugini Kurzhaar. Questa supremazia a tutt’oggi non è cessata, anzi è aumentata.
Nonostante questo successo si dovette aspettare fino al 1928 perché la razza fosse riconosciuta dal mondo della cinofilia.
Il barone Sigismund von Zedlitz Neukirck, diventato famoso con lo pseudonimo di Hegewald, creatore del cane tedesco da ferma a pelo duro, coniò la frase “Sii ruvido fuori, ma dolce nel cuore” e mai parole furono più veritiere nel descrivere il nostro Drahthaar. Non è solo un cane rude e di carattere forte, ma, sempre in cerca di un gesto affettuoso o di una carezza da parte del padrone, è anche equilibrato, dolce, generosissimo e, conscio della sua forza, non ha paura di niente e credo che niente possa fargli paura. Il Drahthaar si trova benissimo anche con i bambini che è in grado di proteggere e di tenere lontano dai pericoli (ho un bimbo di otto anni e i miei Drahthaar stravedono per lui). Non attacca mai per primo e, se viene aggredito, si sa difendere, ma non per questo si può affermare, come molto spesso accade, che sia mordace.

Vanna della Mimosa di Krieg
“Un generico speciale, specialista della genericità…”
Un altro detto, molto più attuale, è quello che lo definisce “un generico speciale, specialista nella genericità”. Questo la dice lunga sulla poliedricità di questa razza (è talmente facile da addestrare ed ha un olfatto tanto fino che viene anche utilizzato dalla Protezione Civile nella ricerca di persone sepolte sotto le macerie) che riesce ad eccellere in qualunque tipo di caccia.
Con i miei soggetti posso dedicarmi a qualunque tipo di caccia anche se prediligo la beccaccia. A tale proposito posso senz’altro affermare di averli specializzati su questo splendido selvatico tant’è vero che la loro cerca si trasforma in arte quando cacciamo la Regina.
Dal Drahthaar a caccia si può pretendere il massimo. Come tutti i continentali è un cane ragionatore che impara in fretta e se ben dressato non si lascerà mai trascinare dall’eccitazione in un’azione sconclusionata. E’ un cane dal galoppo contenuto, quindi non un galoppatore sfrenato ma neanche un trottatore. Ha una ferma sicura e la mantiene a lungo. La caratteristica fondamentale è il collegamento, dote che ritengo indispensabile e importantissima per un buon cane da caccia, specialmente nelle nostre zone che ormai sono sempre più “sporche”. Il Drahthaar si adatta benissimo a qualsiasi tipo di terreno: in aperta campagna si allarga per utilizzare al meglio il terreno a sua disposizione ispezionando attentamente le bordure e restringe automaticamente la cerca all’interno di una fitta vegetazione. Non dobbiamo dimenticare che lui si ricorda sempre la sua genericità nell’impiego e la sua adattabilità al terreno (non dimentichiamoci l’acqua, che è un altro elemento in cui il Drahthaar si trova a suo agio come sulla terraferma) o al selvatico che incontra. Beccaccia o pernice, fagiano o lepre, il Drahthaar risolve sempre i trucchi e le astuzie dei selvatici che incontra, è un cane pratico e da carniere. A tutto questo possiamo ancora aggiungere le sue innate doti di recuperatore (viene molto spesso utilizzato per recuperare ungulati feriti) e di riportatore. Credo che più di così non si possa pretendere.
Ma non finisce qui.
Con lui ci si può anche divertire a conseguire i brevetti e i certificati che vengono rilasciati dal Club Italiano Drahthaar: brevetto di lavoro in acqua; brevetto di riporto; prova di abilitazione alla riproduzione (P.A.R.) nella quale vengono valutati il naso, la ferma, la cerca, l’obbedienza e collegamento, la passione e piacere al lavoro, i riporti su anatra-penna(fagiano)-pelo(coniglio), e il comportamento allo sparo sul terreno e in acqua. Inoltre viene rilasciato anche un certificato di abilitazione alla riproduzione (C.A.R.) a quei soggetti in possesso dei seguenti requisiti: superamento della Prova di Abilitazione alla Riproduzione; certificazione ufficiale di esenzione alla displasia dell’anca; una qualifica almeno di Molto Buono in un Raduno o Esposizione Speciale Drahthaar. Volendo ci sono anche le prove in Germania che iniziano con la Prova Giovani (vjp) per arrivare alla HZP (che è la prova di allevamento autunnale) e la VGP (che è la prova generale per cani d’uso venatorio). Tutto questo vuol dire che ci si può divertire tutto l’anno con il proprio cane… tempo permettendo.
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- Caccia e cani n° 5 maggio 2000
Il Drahthaar, la sua storia e i pareri di un allevatore
Drahthaar: ovverosia pelo di filo metallico (draht = filo metallico - haar = pelo) il nome è una garanzia; tanto è vero che l’anno scorso le iscrizioni al L.O.I. hanno avuto un incremento rispetto all’anno precedente del 28,8% ed è stata l’unica razza del Gruppo 7 (cani da ferma) a fare un salto in alto così evidente. E questo perché le sue doti, ormai, vengono scoperte sempre di più dai cacciatori.
Il Drahthaar, (portamento bello eretto; altezza al garrese da 61 a 68 cm nei maschi e da 57 a 64 cm nelle femmine; colori roano marrone, roano nero, bruno con o senza una macchia sul petto; pelo di copertura dai 2 ai 4 cm circa, sottopelo folto ed impermeabile; l'espressione energica del muso è sottolineata da sopracciglia marcate e da una barba folta, che però non deve avere una lunghezza eccessiva e deve essere il più dura possibile), come il famosissimo pastore tedesco e, come molte altre razze, è un cane ideato a tavolino. Questo vuol dire una razza pensata e realizzata con scopi ben precisi.
L'idea di creare questa nuova razza nacque nel 1897 ad opera del barone Sigismund von Zedlitz und Neukirck e da Herr Oberlander. Nel 1902 fu fondata la prima associazione che aveva come scopo principale quello di ottenere la perfezione nello svolgimento dell'attività venatoria, secondariamente una struttura forte ed equilibrata ed infine la bellezza. A chi si cimentava nell'allevamento di questa razza fu data una direttiva "alleva come vuoi, ma con successo".
Dopo varie selezioni d'incroci fra Stickelhaar, Griffone, Pudelpointer, Kurzhaar e Pointer (questi ultimi due portarono in dote anche il manto roano nero) uscì la prima bozza di standard, risalente al 1906 "cane da ferma di taglia media, d'aspetto nobile, colore poco evidente con pelo molto duro, che possibilmente ricopra tutto il corpo, espressione intelligente, energico, di temperamento vivace, fedele".
I risultati furono strabilianti: già nel 1923 iniziò il predominio di questa nuova razza in tutta la Germania anche a discapito dei cugini Kurzhaar. Questa supremazia a tutt'oggi non è cessata, anzi è aumentata. Nonostante questo successo si dovette aspettare fino al 1928 perché la razza fosse riconosciuta dal mondo della cinofilia.
Il barone Sigismund von Zedlitz Neukirck, diventato famoso con lo pseudonimo di Hegewald, creatore del cane tedesco da ferma a pelo duro, coniò la frase "Sii ruvido fuori, ma dolce nel cuore" e mai parole furono più veritiere nel descrivere il nostro Drahthaar. Non è solo un cane rude e di carattere forte, ma, sempre in cerca di un gesto affettuoso o di una carezza da parte del padrone, è anche equilibrato, dolce, generosissimo e, conscio della sua forza, non ha paura di niente e niente può fargli paura.
Il Drahthaar si trova benissimo anche con i bambini che è in grado di proteggere e di tenere lontano dai pericoli. Ho un bimbo di 5 anni e i miei drahthaar stravedono per lui). Non attacca mai per primo e, se viene aggredito, si sa difendere, ma non per questo si può affermare, come molto spesso accade, che sia pericoloso.
Il Drahthaar si può definire "un generico speciale, specialista nella genericità". Questo la dice lunga sulla poliedricità di questa razza (è talmente facile da addestrare ed ha un olfatto tanto fino che viene anche utilizzato dalla Protezione Civile nella ricerca di persone sepolte sotto le macerie) che riesce ad eccellere in qualunque tipo di caccia, che si trasforma in arte nella ricerca della Regina del bosco.
Personalmente credo che la caccia alla beccaccia sia totalmente diversa dalle altre, più complicata e piena di sorprese, tale da necessitare di un ausiliare veramente di grandi mezzi, ma soprattutto di grande intelligenza per poter competere e vincere, in tutte le fantasie e le scaltrezze che una beccaccia potrà inventare per involarsi indisturbata.
Nei miei Drahthaar, cacciando questo splendido Scolopacide, ho sempre riscontrato questi grandi mezzi che sono insiti nella razza”.
L'avidità che ha gli permette di lavorare in qualunque ambiente anche se pieno di difficoltà naturali quali freddo, rovi, grovigli vegetali ed altro dandogli lo stimolo a resistere per ore. Finché ha un filo d'aria nei polmoni e un briciolo d'energia nei muscoli non si ferma. Senza questa dote, che per fortuna madre natura dispensa a tutti i soggetti a piene mani, non potrà avere né una lunga resistenza alla fatica né una cerca corretta
Non è un trottatore ma un cane dall'andatura energica e difficilmente si lancerà in un galoppo sfrenato. Ha una ferma sicura, a volte repentina al minimo sentore d'emanazione, la tiene a lungo e non la interromperà mai volontariamente. Ha una guidata decisa, attenta ma prudente, senza procedere troppo velocemente per non forzare il selvatico ad alzarsi in volo.
E' rispettoso dell'eventuale compagno di caccia, il suo consenso è spontaneo ed immediato in ogni situazione.
Il Drahthaar, come del resto quasi tutti i continentali, è un cane ragionatore che non si farà mai trascinare dall'eccitazione in un'azione sconclusionata portandolo fuori misura. Si adatta benissimo ad ogni tipo di terreno: all'interno di un bosco o di una fitta vegetazione la sua cerca si restringerà automaticamente (dote importantissima per restare collegato con il cacciatore che "forse" troverà meno Beccacce ma sicuramente potrà dimostrare meglio la sua destrezza nel tiro) per poi allargarsi negli spazi puliti utilizzando al meglio il terreno a sua disposizione senza tralasciare, ovviamente, le bordure (dimostrando intelligenza e senso del selvatico) per correre a rotta di collo in mezzo ad un prato. Da questo punto di vista è un ausiliario con la A maiuscola nel senso più stretto della parola.

Tundra della Mimosa di Krieg
Il Drahthaar è un formidabile riportatore e ricuperatore, basti pensare che nella sua patria d’origine viene anche utilizzato per ricuperare gli ungulati feriti. Il riporto avviene sempre senza indugi e molto velocemente, mentre se una maliarda toccata tenterà la fuga nel fitto più fitto, verrà in breve recuperata, poiché questa magnifica razza saprà sempre risolvere tutti i trucchi e le astuzie che, un vero selvatico come la nostra regina, può creare per metter più distanza possibile fra di loro.
Questa razza che io amo particolarmente tanto da arrivare ad allevarla, mi accompagna per beccacce dalla mia prima licenza nel, per me lontano, 1983. Sedici anni che calchiamo insieme i boschi, da ottobre a gennaio, con tutti i tipi di tempo
I Drahthaar, e non solo i miei, che come noi non temono la pioggia e la nebbia, il gelo e l'umidità, le lunghe marce e i rovi, hanno sicuramente dentro, come noi, quello che viene chiamato il fuoco sacro, vale a dire un'ardente follia che una volta trovata una beccaccia, ve la farà inseguire di rimessa in rimessa anche per tutto il giorno, che vi farà imbestialire se non riuscirete ad incarnierarla ma, che vi farà ridere baciando le cespugliose sopracciglia dei vostri ausiliari che vi avranno fatto estasiare con il loro lavoro, mentre liscerete piano le penne della tanto agognata regina.
Sicuramente sono tantissime le razze e tutte possono vantare i grandi ausiliari, ma nessuna potrà mai soddisfare tutte le esigenze di tutti i cacciatori, tuttavia credo che in buona parte il Drahthaar potrebbe accontentarli … così come hanno sempre accontentato me, anche se è bene ricordarsi che un buon cane da Beccacce va fatto, non si compra.
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INTERVISTE
- Cani da ferma e da cerca n° 3 settembre/ottobre 2008
L’intervista: 9 Domande a Enrico Bixio
Nel mondo dei drahthaaristi il nome di Enrico Bixio è conosciuto, fors’anche, per alcune polemiche che hanno riguardato questo personaggio, ma tuttavia indubbio che si tratti di una persona che alleva i suoi soggetti con tantissima passione e infinito amore. Quanto alla sua competenza, che certamente gli deriva comunque da anni di lavoro con questi cani, lascio volentieri al lettore il compito di farsene un’idea attraverso le parole con cui ha risposto alle mie domande. Ed allora ecco cosa ci ha detto:
- Quando ha maturato l’idea ad allevare e perché proprio questa razza di cani da ferma?
- Il mio capostipite, Krieg, era un drahthaar con la “D” maiuscola. Dopo il primo anno passato assieme, nel senso più stretto della parola, ero talmente colpito dal suo comportamento a caccia e non che ho comprato una femmina e da lì il passo è stato breve, anche se nei primi 8 anni ho lavorato parecchio sena “farmi vedere in giro” per arrivare ad avere i soggetti che mi ero prefissato io.
Questa razza perché la sua rusticità e la sua polivalenza la porta a poter essere utilizzata per qualsiasi tipo di caccia o a specializzarsi solo in alcuni.
– Vuole provare a spiegarci quali sono le caratteristiche che fanno (o dovrebbero fare) preferire questi cani ai potenziali utilizzatori rispetto alle altre razze da ferma?
– La polivalenza del drahthaar che ti permette di utilizzarlo su qualsiasi terreno e/o acqua e su qualsiasi tipo di selvaggina da piuma e da pelo, il tutto unito da una addestrabilità e ad un collegamento fuori dal comune.
– A suo parere, vi è una dote che oggi non viene tenuta nella dovuta considerazione da parte degli “addetti ai lavori”?
– Il portamento di testa. I cani, normalmente tendono ad abbassarla, quindi è meglio utilizzare soggetti che tendono a portarla alta. Perché? Perché se un soggetto è naturalmente portato a portare alta la testa sarà facile insegnargli a portarla bassa, il contrario non è impossibile ma…

Quik della Mimosa di Krieg
– E quali doti deve necessariamente possedere, secondo Lei, un “buon soggetto della sua razza per essere tale veramente?
– La cerca: che dovrà essere ampia ma sempre adeguata al tipo di terreno che si batte.
La ferma: che deve essere solida e lasciarti la possibilità di avvicinarti.
Infine il naso ed il portamento di testa, che se tenuta troppo bassa porterà il cane troppo a ridosso del selvatico.
– Come giudica lo stato attuale della razza nel nostro Paese e, se fosse in suo potere farlo, vi è qualcosa che vorrebbe modificare nell’allevamento odierno di questi cani?
– Ogni allevatore dovrebbe allevare con criterio e senza perdere di vista il benessere animale.
Sarebbe opportuno tenere sempre in considerazione sia il lavoro che la morfologia.
Purtroppo, a mio avviso, la razza non sta attraversando un buon periodo ma ritengo che prossimamente potrebbe esserci una ripresa.
– Secondo Lei, la razza e le sue caratteristiche sono, oggigiorno, conosciute abbastanza bene dai suoi potenziali utilizzatori o vi è ancora molto da fare?
– Siamo ancora molto lontani dal far conoscere la vera potenzialità di questa razza che alla fin fine altri non è che la sua eccezionale poliedricità.
– Personalmente ritiene necessario partecipare ai raduni, alle prove di lavoro e alle esposizioni con i suoi soggetti?
– E’ molto importante presentare i cani alle esposizioni e alle prove per potersi confrontare con altri soggetti dai quali si potrebbe attingere per proseguire al meglio nell’allevamento. Nel mio caso i risultati non sono mancati: sono l’unico allevatore a livello internazionale ad avere 4 campioni assoluti, cioè, sia di lavoro che di bellezza.
– A suo giudizio in quale forma di caccia, e quindi su quale selvatico, trova che i soggetti di questa razza siano portati ad eccellere?
– Per mia necessità, essendo Ligure, li ho specializzati sulla regina del bosco, selvatico sul quale i miei soggetti eccellono. Però, continuo a ribadire, grazie alla sua polivalenza può essere specializzato su qualsiasi selvatico da piuma o da pelo o restare un ottimo generico.
– Infine, a conclusione di questa nostra chiacchierata, quali consigli si sentirebbe di poter dare ad un ipotetico neofita che avesse deciso di avvalersi di un soggetto della sua razza per soddisfare la propria passione venatoria?
– Portarlo spesso, anche a caccia chiusa, specie fino ai due anni e credere sempre al suo naso…così facendo il proprietario sarà sempre soddisfatto e potrà dire a tutti con orgoglio: “A me serve!!!”
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- Cinofilia venatoria n° 3 giugno/luglio 2005
Drahthaar: allevatori si confrontano
Nel mondo del deutsch drahthaar infuria sempre una polemica sull’utilizzo della razza. Chi lo vuole alla tedesca chi all’italiana, ovvero: chi vorrebbe riconoscere solo le prove le prove alla tedesca chi solo quelle Enci. Quelle che seguono sono una serie di domande fatte a due allevatori, Enrico Bixio e Ernesto Zacco, che da anni si cimentano in questo tipo di prove, per scoprire cosa ne pensano in merito e come allevano.
- Perchè avete scelto di allevare deutsch drahthaar?
Enrico Bixio, titolare dell’affisso della Mimosa di Krieg: Reputo il drahthaar uno specialista della caccia cacciata, e come tale può fare qualsiasi tipo di caccia o specializzarsi in una in particolare.
Fermatore, molto intelligente e di facile apprendimento, non è per nulla difficile prepararlo alle mie esigenze.
L’ho scelto perché è la razza che mi ha dato maggiori soddisfazioni, rispetto ad altre, sia in campo cinofilo che venatorio: è quello che io definisco un cane da carniere.
Ernesto Zacco, titolare dell’affisso del Chisola: Ad ogni cacciatore corrisponde una razza da caccia che soddisfi, almeno in parte, le sue caratteristiche di uomo e di cacciatore. Considerando il mio carattere scevro da troppi fronzoli e come cacciatore impegnato a realizzare carnieri nelle più disparate condizioni, non potevo che scegliere il drahthaar. Cane volitivo, senza tanti problemi, costruito e protetto dalla natura in modo tale che nulla gli crei impedimento, fermatore, riflessivo, disponibile alla collaborazione e facile da addestrare.
- Come mai così pochi D.D. nelle prove di lavoro ENCI?
E.B.: Il motivo penso sia uno solo: il bracco tedesco a pelo duro è un cane da caccia cacciata, quindi la maggior parte dei soggetti ceduti vengono utilizzati più per la caccia che per le prove, inoltre i cinofili tendono a preferire razze con un galoppo più veloce per andare a confrontarsi sui terreni di gara. Galoppo che sta portando molte razze a snaturarsi e a fermare meno, in quanto morfologicamente non adatte a correre come degli inglesi.
E.Z.: Si tratta di cani percentualmente poco rappresentati fra le razze canine allevate per la caccia, e, conseguentemente, poco presenti alle prove di lavoro.
Presenza negativamente influenzata dalla Società specializzata che predilige il lavoro alla tedesca, che poco ha da spartire con le prove di lavoro italiane, così come poco si adatta al metodo di caccia degli Italiani.
- Secondo voi quanto è importante la morfologia e quanto il lavoro nell’allevamento?
E.B.: Sono due cose molto importanti.
Sicuramente per quanto riguarda il lavoro sono importantissimi la potenza olfattiva, la ferma ed il riporto: un cane da caccia deve servire.
Bisogna però tenere presente che se un soggetto non è ben costruito (piedi forti, dorsale ed appiombi corretti, ecc) non potrà dare vita a buone prestazioni sul terreno.
Nel caso del deutsch drahthaar anche il pelo è importante, in quanto è stato selezionato appositamente per lavorare nello sporco e nell’acqua, quindi la mancanza di sottopelo potrebbe compromettere il suo lavoro in questi ambienti.
E.Z.: Un allevatore degno di tale nome ha il dovere, allevando, di mantenere invariata la morfologia del cane, che deve corrispondere il più possibile allo standard di razza e di mantenere invariate anche le attitudini del cane che, associate alla morfologia, fanno di un cane un soggetto appartenente ad una determinata razza. Il lavoro è quella parte prevista dallo standard che contribuisce a mantenere invariate le attitudini.

Eurekamimosa ed Iscra della Mimosa di Krieg
Ch Italiane ed Internazionali Assolute, di Lavoro e di Bellezza
Ch Riproduttrici
- Tendenzialmente i vostri campioni sono maschi o femmine?
E.B.: La trasmissione genetica avviene in uguale misura tra maschio e femmina, però le femmine sicuramente danno un imprinting maggiore in quanto vivono a stretto contatto del cucciolo nei primi mesi di vita. Forse è per questo che prediligo le femmine. Comunque i risultati sembrano darmi ragione, attualmente in allevamento ci sono Diximimosa che è Campionessa italiana assoluta e Campionessa internazionale assoluta; Eurekamimosa è Campionessa italiana assoluta; Dama è Campionessa italiana di lavoro; Iscra della Mimosa di Krieg è Ch italiana di lavoro e le manca un CAC in un’esposizione nazionale per diventarlo anche di bellezza quindi assoluta. Comunque non mi mancano dei buoni soggetti nei maschi: Aiko è Campione italiano ed internazionale di bellezza e Campione riproduttore Enci grazie alla vittorie dei suoi figli nelle prove di lavoro; Obi One della Mimosa di Krieg promette molto bene e ha già due Cac in prove di lavoro di cui uno con un bellissimo punto su beccaccia; poi c’è Sam della Mimosa di Krieg che è giovanissimo ma verrà sicuramente (e qui scattano gli scongiuri) un buon cane.
E.Z.: Nella mia carriera di allevatore ho fatto proclamare una trentina di Campioni italiani ed internazionali di lavoro, fra i quali cinque femmine. La relativa percentuale mi sembra buona se si considera che le femmine hanno uno stop imposto dall’estro e dalle cucciolate essendo impegnate nell’allevamento come fattrici, pertanto il tempo a disposizione per la preparazione alle prove o esposizioni è limitato. Risultato ancora migliore se si tiene presente che, sia i maschi che le femmine, una volta diventati campioni, non sono stati subito ritirati dalle prove ma hanno continuato per anni a conseguire risultati importanti a tutti i livelli. Nella mia carriera di allevatore ho conseguito tre titoli di Campione del mondo di caccia, ho vinto innumerevoli Campionati italiani della Fidc, ho proclamato svariati soggetti Campioni riproduttori e alcuni Campioni assoluti (Campione di bellezza + Campione di lavoro).
- Perché i cacciatori, nonostante la versatilità del deutsch drahthaar, continuano a prediligere le razze inglesi?
E.B.: Direi che il motivo principale sia che non hanno mai provato un d.d. (chi lo ha fatto non lo ha mai più cambiato) e forse anche serie di retaggi storici (e non solo) sulla mordacità della razza, senza rendersi conto che solo alcune linee di sangue presentano questi problemi.
E.Z.: Le razze inglesi sono più pubblicizzate sia attraverso la cinofilia ufficiale che la stampa specializzata. La grande cerca suscita sempre un grande fascino, le classiche a quaglie sono spettacolari, viste da bordo campo, quindi nella fantasia e nei sogni del cacciatore trova sempre posto un cane che può raggiungere quei livelli, tranne poi utilizzarlo in modo snaturato per poterlo gestire in funzione della caccia cacciata.
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- Cinofilia venatoria n° 1 febbraio/marzo 2005
DRAHTHAAR A BECCACCE
La beccaccia, si sa, è la regina indiscussa dei sogni e dei voli pindarici di ogni cacciatore: il suo incontro è spesso in grado di suscitare un tale subbuglio di emozioni che cacciarla diventa un brivido. L’ideale è cacciarla col cane, ma quale sia l’ausiliare ottimale è difficile stabilirlo. Abbiamo chiesto a Enrico Bixio, grande drahthaarista e beccacciaio, cosa significa e com’è cacciarla col deutsch-drahthaar.
- Perché proprio il drahthaar per andare a cercare sua maestà?
- Si scrive molto sulla razza ideale per andare a beccacce, ma sarebbe meglio ricordarsi che non esiste una razza “giusta” per la regina: è l’abilità del soggetto a farne uno specialista.
Ho visto setter, kurzhaar, griffoni e pointer eccellere sulla Scolapax Rusticola, ma i soggetti che mi hanno soddisfatto maggiormente (forse anche perché, abitando a Rapallo, in provincia di Genova, caccio nella macchia mediterranea) sono i drahthaar. Personalmente credo che la caccia alla beccaccia sia totalmente diversa dalle altre, più complicata e piena di sorprese, tale da necessitare di un compagno veramente di grandi mezzi, ma soprattutto di grande intelligenza per poter competere e vincere con tutte le fantasie e scaltrezze che una beccaccia è capace di inventare per involarsi indisturbata.
- Come caccia il Drahthaar?
- I miei soggetti hanno una passione indomita retta da un’avidità incredibile nella ricerca della regina, che gli permette di operare in qualsiasi ambiente anche se pieno di difficoltà naturali quali freddo, rovi ed altro ancora.
La loro resistenza a tante ore senza trovare traccia mi spinge a continuare per tutta la giornata e, molto spesso, vengo ripagato di ogni sforzo.
Hanno una ferma sicura, a volte repentina al minimo sentore d’emanazione, e la tengono a lungo permettendomi di piazzarmi al meglio. Hanno una guidata decisa, attenta e prudente, senza procedere troppo velocemente per non forzare il selvatico ad alzarsi in volo.
Sono rispettosi del compagno di caccia (in genere esco con tre soggetti alla volta), e il loro consenso è spontaneo ed immediato in ogni situazione.
Si adattano al terreno in cui lavorano, restringendosi nel folto per restare sempre a tiro utile e allungandosi sui terreni aperti prediligendone le bordure dimostrando intelligenza e senso del selvatico.
Come tutti i continentali il Drahthaar è un cane ragionatore e la sua mentalità vincente lo porta a cavarsela sempre in ogni situazione.
La presenza di sangue pointer la si riscontra nella potenza olfattiva, che gli permette di non realizzare false ferme e, alla lunga, di bloccare anche la più smaliziata delle Regine che non potrà ingannarlo.
Il suo collegamento è eccezionale, si preoccupa sempre della mia posizione per far sì che l’azione si concluda con un successo.
Sono molto rari quei soggetti che spariscono dalla vista.
- Le è mai capitato di perdere delle regine?
- Due delle doti innate del Drahthaar sono il riporto ed il recupero, questo significa che ci sono ginestre o pinete dove una Beccaccia rotta d’ala possa seminare il cane e non ci sono rovi o abetine dal quale un Drahthaar non possa recuperare. Per non parlare dell’acqua. Ricorderò sempre con terrore, ma anche con una punta di orgoglio, una fredda mattina di gennaio in cui davo per persa una maliarda caduta nel Trebbia in piena. Krieg, il mio compagno di quella fredda giornata, nonostante la forte corrente e la gelida temperatura, non ha esitato a tuffarsi, raggiungendo in breve la beccaccia per abboccarla e tornare a terra un chilometro più a valle.

Ch Italiana Lavoro Heidi della Mimosa di Krieg
- Lei si dedica solo alla caccia alle Beccacce?
- In linea di massima si, dove vado a caccia io (Val Trebbia e Val D’Aveto), a parte i primi giorni dopo l’apertura, non si trova più nulla e bisogna aspettare le beccacce.
Comunque bisogna ricordarsi che il Drahthaar viene definito “un generico speciale, specialista nella genericità” il che lo porta ad apprezzare la lepre ed il capriolo, sicuro incubo di noi beccacciai, ma abituandolo da cucciolo al rispetto di questi selvatici si risolve poi il problema nel cane adulto. Un drahthaar ferma perfettamente tutto, dalle starne ai fagiani, dalle pernici ai galli in montagna
- E’ difficile preparare i cani alla caccia della Scolapax?
- Assolutamente no. Uscite costanti fanno sì che il cane si faccia da solo, senza bisogno di rigidi addestramenti, se poi si ha la possibilità di affiancarli inizialmente ad un cane che conosce già le beccacce, tutti i problemi sono finiti.
- Lei consiglierebbe il drahthaar per questa caccia specialistica?
Sono tante le razze e ognuna ha i suoi pregi, così come ogni cacciatore ha le sue preferenze, non esiste una razza ideale, un cane che trovi unanimemente concordi tutti i cacciatori nel dichiararne la sua superiorità.
Ogni razza, così come ogni cane, ha le sue peculiarità. Per me il deutsch-drahthaar riassume bene tutte le qualità che personalmente apprezzo in un cane da caccia.
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- Caccia e cani n° 3 aprile 2001
I vantaggi del drahthaar
Intervista a Enrico Bixio, allevatore di Drahthaar a Rapallo
- Perché proprio il Drahthaar e per di più in una Regione (la Liguria) dove non è molto apprezzato?
- Il Drahthaar perché penso che sia uno dei pochi cani che possa fare veramente tutto. Con i miei soggetti posso dedicarmi a qualunque tipo di caccia, anche se prediligono la beccaccia, a tal proposito posso affermare di averli specializzati su questo splendido selvatico. A proposito della Liguria posso solo affermare che è una bellissima Regione, che, conoscendo i posti, può dare tante soddisfazioni a livello venatorio, tant’è vero che caccio quasi esclusivamente in queste zone. E’ altrettanto vero che il Drahthaar non è molto apprezzato specialmente nella zona dove abito, a Rapallo (GE). Il problema, secondo me, è dato dal fatto che non conoscono bene la razza, e sono rimasti ancorati a preconcetti tramandati da padre in figlio. E’ molto difficile capire quale sia il cane ideale per un certo tipo di cacciatore: c’è chi lo vuole più veloce e chi lento, chi vuole una cerca larga e chi a tiro di fucile. I gusti sono gusti e difficilmente una razza saprà accontentare tutti.
- Cosa si pretende dal Drahthaar a caccia?
- Ovviamente il massimo. Come tutti i continentali è un cane ragionatore che impara in fretta e se ben dressato non si lascerà mai trascinare dall’eccitazione in un’azione sconclusionata. E’ un cane dal galoppo contenuto, quindi non un galoppatore sfrenato ma neanche un trottatore. Ha una ferma sicura e la mantiene a lungo. La caratteristica fondamentale è il collegamento, dote che ritengo indispensabile e importantissima per un buon cane da caccia, specialmente nelle nostre zone che ormai sono sempre più “sporche”. Il Drahthaar si adatta benissimo a qualsiasi tipo di terreno: in aperta campagna si allarga per utilizzare al meglio il terreno a sua disposizione ispezionando attentamente le bordure e restringe automaticamente la cerca all’interno di una fitta vegetazione. Non dobbiamo dimenticare che lui si ricorda sempre la sua genericità nell’impiego e la sua adattabilità al terreno (non dimentichiamoci l’acqua, che è un altro elemento in cui il Drahthaar si trova a suo agio come sulla terraferma) o al selvatico che incontra. Beccaccia o pernice, fagiano o lepre, il Drahthaar risolve sempre i trucchi e le astuzie dei selvatici che incontra, è un cane pratico e da carniere. A tutto questo possiamo ancora aggiungere le sue innate doti di recuperatore (viene molto spesso utilizzato per recuperare ungulati feriti) e di riportatore. Credo che più di così non si possa pretendere.
- Cosa può offrire un Drahthaar oltre la caccia?
- Come la maggior parte dei cani un affetto e una devozione incondizionate. Sono legatissimi al proprietario, alla sua famiglia e adorano in modo particolare i bambini. Essendo un cane molto intelligente e di facile addestrabilità, viene usato anche in protezione civile nella ricerca di persone scomparse sotto le macerie, e questa la dice lunga sul suo naso. Con lui ci si può anche divertire a conseguire i brevetti e i certificati che vengono rilasciati dal Club Italiano Drahthaar (che sta lavorando molto bene): brevetto di lavoro in acqua; brevetto di riporto; prova di abilitazione alla riproduzione (P.A.R.) nella quale vengono valutati il naso, la ferma, la cerca, l’obbedienza e collegamento, la passione e piacere al lavoro, i riporti su anatra-penna(fagiano)-pelo(coniglio), e il comportamento allo sparo sul terreno e in acqua. Inoltre viene rilasciato anche un certificato di abilitazione alla riproduzione (C.A.R.) a quei soggetti in possesso dei seguenti requisiti: superamento della Prova di Abilitazione alla Riproduzione; certificazione ufficiale di esenzione alla displasia dell’anca; una qualifica almeno di Molto Buono in un Raduno o Esposizione Speciale Drahthaar. Volendo ci sono anche le prove in Germania che iniziano con la Prova Giovani (vjp) per arrivare alla HZP (che è la prova di allevamento autunnale) e la VGP (che è la prova generale per cani d’uso venatorio). Tutto questo vuol dire che ci si può divertire tutto l’anno con il proprio cane… tempo permettendo.

Ch. Italiana Lavoro Bolla della Mimosa di Krieg
- Come reputi i tuoi soggetti?
- Sono tutti soggetti che hanno le caratteristiche richieste dallo standard, quindi morfologicamente corretti, sono grandi cacciatori e, come già detto in precedenza, esperti beccacciai. Tutti soggetti molto equilibrati, sia con gli estranei sia con gli altri cani, a meno che non vengano aggrediti, a questo punto però la reazione penso che sia legittima.
- Ne hai uno in particolare nel tuo cuore?
- Ad essere sincero uno non potrò mai sostituirlo. Krieg. E’ stato il mio primo Drahthaar. Un maschio roano marrone che misura 65 al garrese. A 3 mesi ha fermato la sua prima beccaccia come le ferma adesso che ha 10 anni. Caccia ancora con una passione e una voglia incredibili, come un cane di 4 anni. Con lui non devo parlare, fischiare o indicare, mi guarda e sa cosa deve fare. L’incredibile è che riesce a insegnare ai più giovani tutto quello che ha imparato in 10 anni, non esco quasi mai con un cucciolo per le prime volte senza di lui. E poi, come me, stravede per Edoardo, mio figlio, che coccola e protegge come se fosse una cosa sua. In ogni caso sono tutti nel mio cuore, anche perché tutti mi danno qualche cosa.
- Come ti comporti a livello riproduzione?
- A differenza di molti colleghi non mi piacciono gli accoppiamenti in consanguineità stretta, anche se è vero che si possono ottenere buoni risultati, e comunque addentrarsi in discorsi del genere non fa cambiare idea a nessuno e procura soltanto delle discussioni sterili che non portano a niente. Io uso fattrici provenienti dal mio allevamento e prendo ogni tanto un buon maschio, sui 60 giorni, per crescermelo e quindi conoscerne tutti i lati del carattere e delle doti morfologiche e venatorie, se mi soddisfa lo mando in riproduzione. Così facendo conservo la mia linea di sangue con le femmine e rinsanguo con cani degni di nota e che hanno alle spalle dei soggetti importanti.
- Qualche nome?
- Ovviamente Krieg che è stato il mio capostipite, poi Jola Vom Kronawetberg, Solo Vom Hommersum, Cam di casa Baboni, Cris del Chisola, Barko, Brutus del Chisola, Gaia, Alì e tanti altri. Tutti cani italiani e alcuni tedeschi che hanno lasciato la loro parte di impronta nella mia linea di sangue.
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