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Drahthaar Bixio | allevamento deutsch drahthaar | cucciolo da beccacce | drahthaar cuccioli prezzo Pubblicazioni dal 2018

Pubblicazioni dal 2018

PUBBLICAZIONI

128 pagine, 31 fotografie (24 a colori e 7 in bianco e nero)
Dalle origini del cane alla nascita del Drahthaar
Gli standard, genetica, displasia e cenni di etologia
Le prove del Club Italiano Drahthaar, dell’Enci e le prove tedesche.
Ed altro ancora, il tutto in un esposizione semplice e chiara come solo un amante della razza può fare.
(Edito da Punto Rosso Agosto 2014)

 

 

Prefazione di un grande Cinofilo: Dott. Claudio Macchiavelli.
“Mancava un saggio sul Drahthaar visto da uno dei pochi esperti giudici che questa razza la utilizzano sul terreno delle prove ma anche, e soprattutto, nella caccia vera, dove ancora oggi esistono selvatici autentici per far emergere le qualità naturali della razza.
La funzione fa il tipo e non viceversa, e il Drahthaar, come tutti i cani da ferma, è sul terreno delle prove e nella caccia che esprimerà la sua funzione, che lo porterà al tipo, che verrà confermato nelle esposizioni.
Bixio, con il suo lavoro di allevatore, esprime tutto ciò senza trascurare nessun anello di una catena dove le varie fasi vengono rigorosamente rispettate una ad una, anche con l’aiuto della Dottoressa Amelia, elemento critico di una collaborazione competente e raffinata, che completa la visione del Drahthaar nel suo insieme.
Pochi fronzoli e tanta praticità, come è o dovrebbe essere nella rusticità di una razza le cui origini non devono essere pilotate, per modificare un ottimo cane da caccia e da prove, in un tipo meccanizzato che nulla ha a che fare con il cane da ferma. Per quelle funzioni abbiamo altre razze selezionate in quella direzione.
Bravo Enrico, continua così e facci vedere sempre i “della Mimosa di Krieg” a questi livelli senza compromessi e senza seguire strade più corte per arrivare prima.”


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Beccacce che passione n. 4 luglio/agosto 2020
Diana n. 2 febbraio 2021

Tre razze un unico pelo
Il teutonico Drahthaar, il Korthals d'oltralpe e il nostrano Spinone: i tre peli duri più famosi nella cinofilia venatoria del nostro paese.

Tre cacciatori rustici, dove rustico fa rima anche con affidabile e serio, senza nulla togliere al pudelpointer, allo stichelhaar e al vizla a pelo duro.
La cheratina è la prima materia che costituisce il pelo ed è una proteina dell'organismo prodotta da cellule epiteliali, particolarmente resistente. Questo è l'aspetto che caratterizza le nostre tre razze ed in particolare il Drahthaar, il cui nome significa, per l'appunto, pelo di ferro (draht = filo metallico e haar = pelo)
Ognuna di queste razze ha una sua particolarità morfologica e di lavoro: scopriamole insieme.

Xena della Mimosa di Krieg
 

Drahthaar
Cane da ferma continentale tipo bracco ad uso polivalente, deve mostrare tutte le attitudini necessarie a cacciare su qualsiasi terreno, bosco e acqua, prima e dopo lo sparo.
L’idea di creare questa nuova razza nacque nel 1897 ad opera del barone Sigismund von Zedlitz und Neukirck e da Herr Oberlander. Nel 1902 fu fondata la prima associazione che aveva come scopo principale quello di ottenere la perfezione nello svolgimento dell’attività venatoria, secondariamente una struttura forte ed equilibrata ed infine la bellezza. A chi si cimentava nell’allevamento di questa razza fu data una direttiva “alleva come vuoi, ma con successo”. Dopo varie selezioni d’incroci fra Stichelhaar, Griffone Korthals, Pudelpointer, Kurzhaar e Pointer (questi ultimi due portarono in dote anche il manto roano nero) uscì la prima bozza di standard, risalente al 1906 “cane da ferma di taglia media, d’aspetto nobile, colore poco evidente con pelo molto duro, che possibilmente ricopra tutto il corpo, espressione intelligente, energico, di temperamento vivace, fedele”. I risultati furono strabilianti: già nel 1923 iniziò il predominio di questa nuova razza in tutta la Germania anche a discapito dei cugini Kurzhaar. Questa supremazia a tutt’oggi non è cessata, anzi è aumentata.
Nonostante questo successo si dovette aspettare fino al 1928 perché la razza fosse riconosciuta dal mondo della cinofilia.
Il Drahthaar è di nobile aspetto, dall'espressione attenta ed energica. Il suo movimento deve essere potente, di buon allungo, fluido e armonioso.
Il pelo deve essere duro come il filo di ferro aderente e fitto. Pelo esterno lungo da 2 a 4 cm. circa; sottopelo fitto e impermeabile. Le linee del corpo non devono essere mascherate da un pelo troppo lungo. Durezza e densità sono richieste per dare al cane la migliore protezione possibile contro le intemperie. Il pelo delle parti inferiori degli arti, come pure del torace e del ventre, è più corto ma sempre fitto. Il pelo sulla testa e gli orecchi deve essere più corto e più fitto nello stesso tempo, ma niente affatto morbido. Le sopracciglia marcate, la barba forte, non troppo lunga ma il più ruvido possibile, enfatizzano l'espressione energica.
Il colore del mantello può essere: roano marrone con o senza macchie, rono nero con o senza macchie, marrone con o senza macchia bianca al petto, roano chiaro (miscela di bianco dominante e peli marroni o neri) Non sono ammessi altri colori.
Altezza al garrese dei maschi va da 61 a 68 cm., mentre nelle femmine da 57 a 64 cm.

Miky della Mimosa di Krieg
 

Come lavora il Drahthaar 
Andatura e portamento: l’andatura del Drahthaar è di galoppo energico, ma non impetuoso. Il posteriore spinge vigorosamente, ma con naturale armonia. L’anteriore, lievemente rampante, non ha eccessivi slanci in avanti. Falcata piuttosto raccolta e continua. Testa portata normalmente alta, ma senza esagerazioni, canna nasale sull’orizzontale o quasi. In condizioni avverse o difficili la testa può abbassarsi sino ad allinearsi con la linea dorsale od appena al disotto. Coda portata preferibilmente sul prolungamento della linea dorsale o leggermente al disotto.
Cerca: diligente ed analitica, che si adegua con immediatezza ai cambiamenti contingenti (terreno, selvatico, ecc.). In terreno aperto è metodica e regolare, con lacets mediatamente spaziati, che possono essere anche discretamente ampi. In terreno coperto od impervio la cerca viene svolta con molta adattabilità, coraggio ed iniziativa. In condizioni difficili e per risolvere particolari problemi di emanazione e quindi di reperimento del selvatico il Drahthaar può effettuare brevi fasi di accertamento a terra. Dalla cerca che sviluppa questo cane deve sempre trasparire la sua genericità d’impiego e la adattabilità innata alle variazioni ambientali e di selvatico.
Quando durante la cerca ha l’errata impressione della presenza del selvatico: rallenta l’andatura portandosi anche al trotto e rimonta la sorgente di emanazione, alle volte accennando a brevi arresti. In questa fase il Drahthaar rimane ben eretto, con testa alta e mobile, ma può anche flettersi leggermente sugli arti con testa protesa in avanti, pronto a riprendere l’andatura di cerca, senza eccessivi scatti, qualora l’impressione risultasse errata.
Quando avuto lieve indizio della probabile presenza del selvatico se ne rende conto e va in ferma: in questo frangente va i ferma dopo una fase di rallentamento, ben eretto sugli arti, talvolta con un arto sollevato, testa alta e canna nasale sull’orizzontale o quasi, coda sul prolungamento della linea dorsale o leggermente al disotto, più difficilmente sopra. Alle volte un breve arresto riflessivo può precedere la ferma.
Quando è subito certo della presenza del selvatico poco lontano: in questo caso ferma piuttosto repentinamente, ma non di scatto. La ferma può anche essere flessa sugli arti, collo proteso in avanti e canna nasale sull’orizzontale o leggermente al disotto. 
Quando d’improvviso si trova a ridosso del selvatico: ferma di scatto. Resta immobile nelle pose più strane. La testa è però rivolta alla sorgente dell’emanazione. Anche in questo frangente il Drahthaar si dimostra sicuro e deciso.
Guidata: decisa, attentissima e prudente. La guidata avviene in posizione eretta, ma con scarsa vegetazione e con selvatico sensibile può anche avvenire in posizione leggermente flessa sugli arti. La coda difficilmente assume movimenti trasversali rapidi.
Ricupero e riporto: il Drahthaar deve dimostrare naturale passione per il ricupero ed il riporto anche nelle condizioni più difficili. Quindi eccellente ricuperatore e riportatore.

 

Eolo

 

Griffone Korthals
E' il più piccolo dei tre, cane da ferma continentale di tipo griffone, essenzialente polivalente, è anche usato per la ricerca di grossa selvaggina ferita.
Già citato da Xenofonte (storico e mercenario ateniese, discepolo di Socrate. Fu scrittore poligrafo del quale ci sono pervenute tutte le opere complete, una circostanza che ha fatto di lui una delle fonti maggiori per la conoscenza dei suoi tempi), usato come “cane d'oysel”, sparso per tutta l'Europa sotto diversi nomi. La razza è stata rinnovata e migliorata da E.K. Korthals durante la seconda metà del 19° secolo.
Cane vigoroso, rustico, di taglia media, i baffi ben sviluppati e la barba gli danno un'espressione caratteristica ed esprimono fermezza e sicurezza.
Il pelo duro e grezzo, ricorda al tatto le setole del cinghiale. Mai riccioluto o lanoso. Sotto il pelo duro di copertura si trova un sottopelo fine e fitto.
Il colore preferibile in tonalità grigio acciaio con macchie marroni (fegato) o marrone (fegato) a tinta unita. Frequente il roano fegato o una stretta miscela di marrone (fegato) con peli bianchi. Ammessi anche i mantelli bianco e marrone o bianco arancio.
L'altezza dei maschi va da 55 a 60 cm. E quella delle femmine va da 50 a 55 cm. 
Due le differenze notevoli rispetto ai cugini italiani e tedeschi: la lunghezza del tronco superiore all'altezza al garrese, quindi inserito nel rettangolo e la testa, che Solaro descrisse come un “mattone”, cioè un parallelepipedo. Assi cranio-muso e fasce laterali assolutamente paralleli a dare per l'appunto l’impressione del mattone, rapporti cranio-muso identici, mentre gli altri due peli duri sono inseriti nel quadrato e gli assi cranio muso sono divergenti nello Spinone e leggermente divergenti nel Drahthaar. 

Come deve essere il Korthals nell'impiego 
Il galoppo abituale del Korthals è con un leggero movimento altalenante, ma questo movimento non deve essere troppo accentuato, dovrà essere un galoppo sostenuto e nella nota del “continentale”. 
La testa sarà portata all’incirca sulla linea dorsale, è ammesso un portamento leggermente al di sotto della linea del dorso. Arrivato sull'emanazione e rimontando la stessa, la testa dovrà sempre essere portata alta.
La cerca sarà estesa, appassionata ed intraprendente, ma sempre ben collegata.
La presa di punto sarà con la testa sul prolungamento della linea dorsale, il corpo rigido e teso con il collo ben allungato; gli arti saranno, il più sovente, leggermente flessi e la la coda perfettamente rigida, senza alcun accenno di dimenio.
La guidata sarà sempre felina ed eseguita prontamente con determinazione ed avidità.
Il riporto ed il recupero sarà eseguito prontamente e senza tentennamenti.
Come il cugino tedesco, il Griffone Korthals, è essenzialmente un cane da ferma polivalente, quindi è anche usato per la ricerca di grossa selvaggina ferita.

Spinone Italiano
Cane da ferma continentale tipo griffone. E' il più grosso del terzetto, di origine prettamente italiana. Nella letteratura si trovano accenni ad un cane italico di pelo duro, probabilmente predecessore dell'odierno Spinone. Nel 1683, Selicourt scrive nel suo libro “le parfait chasseur” di un griffone che viene dall'Italia e dal Piemonte, e appare frequentemente rappresentato, nel Medio Evo, in quadri di famosi pittori. Fra i più noti l'affresco esposto nel Palazzo Ducale di Mantova del XV secolo di Andrea Mantegna(1431 – 1506), pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia, che si formò nella bottega padovana dello Squarcione.
Lo Spinone ha una costruzione solida, rustica e vigorosa, una forte ossatura, muscolatura ben sviluppata e...pelo duro!
Il pelo lungo da 4/6 cm. sul tronco, deve essere più corto sulla canna nasale, sulla testa, sulle orecchie, sulle parti anteriori degli arti e sui piedi. Sulle parti posteriori degli arti è come una spazzola, ma mai tanto lungo da sembrare una frangia. Peli lunghi e dritti guarniscono le arcate sopracciliari e le labbra, che formano folte sopracciciglia, baffi e barba. Il pelo è dritto, duro, fitto, piuttosto aderente al corpo e con carenza di sottopelo.
Il colore del mantello può essere bianco, bianco arancio, bianco punteggiato di arancio (melato), bianco con macchie marroni, roano, roano marrone. La tonalità più pregiata del marone è quella “tonaca di frate”. Non sono ammessi altri colori.
La pelle dello Spinone deve essere grossa e secca comunemente definita “pelle di bue”. L'altezza al garrese varia nei maschi da 60 a 70 cm e nelle femmine da 58 a 65 cm, la lunghezza del tronco uguale all’altezza al garrese con una tolleranza di 1-2 cm in più, quindi inscritto nel quadrato.
Il peso ideale del maschio va da 32 a 37 Kg mentre nelle femmine da 28 a 30 Kg.

Lo Spinone sul terreno: come.
L’andatura è di trotto lungo e veloce, ammessa qualche fase di galoppo, giustificata da situazioni oggettive. Ma l’andatura di rigore, quando affronta il quesito olfattivo, è di trotto. È un’andatura vivace e redditizia che si svolge in diagonali quasi sempre rettilinee di un centinaio di metri di lunghezza ed anche più, ben spaziate e comunque con azione sempre adeguata al terreno da battere.
Il trotto dello Spinone sarà tipico anche se scaturisce da sgambate relativamente più contenute.
E’ evidente che la preoccupazione del compito olfattivo è in primissimo piano e la soluzione dei vari quesiti – che nei grandi galoppatori è data quasi d’istinto, fulmineamente – richiede un processo mentale complesso. La diligente cerca è allietata da un moto trasversale quasi continuo della coda. Il portamento sarà ben eretto, con collo poco proteso, per avere alta la testa.
L’espressione di cerca dello Spinone è coerente con la sua rusticità e denota la vocazione del cane da carniere. Pertanto la sua cerca, pur consentendo la sbrigativa esplorazione di tutto il terreno a disposizione, non tralascia la verifica di ogni emanazione. A causa del collo relativamente corto, durante la cerca la testa dello Spinone sarà meno mobile, con canna nasale che supera di poco la linea del dorso.
Entrando in un lieve effluvio, rallenta gradatamente l’andatura e rimonta verso l’origine presunta con grande prudenza senza altra manifestazione se si eccettuano le orecchie erette al massimo e la coda immobile, un po’ cadente. Accortosi che l’effluvio porta al selvatico, rallenta maggiormente, così che gli ultimi passi sono lentissimi, tastando spesso con la zampa prima di posarla, come per paura di far rumore. Quando ferma irrigidisce la coda, risollevandola.
Il portamento nell’insieme è nobile, imponente, vigile, ma calmo, ben eretto e lievemente proteso in avanti, il collo un po’ montante e la testa eretta, con canna nasale rivolta verso il basso (circa 30 gradi sotto l’orizzonte).
Le orecchie dello Spinone, essendo poco erettili sono mimicamente poco espressive.
Quando il selvatico tenta di mettersi in salvo pedinando, lo Spinone lo “guida” a vento, dominando sull’emanazione diretta, mettendosi in moto lentamente. Procede così con la massima cautela, mantenendosi sempre nella tensione della ferma.
E’ evidente che, dominando sull’emanazione diretta e mantenendosi il più possibile a distanza costante, condiziona il suo avanzare a quello del selvatico. E quando questo, favorito da speciali condizioni di terreno, si abbandona a fughe precipitose, sà dimostrare che la somma prudenza che lo caratterizza non gli impedisce di essere inseguitore tenace. In questo caso, sentendosi eventualmente d’improvviso a ridosso del fuggitivo, può trovarsi nella circostanza di fermare bruscamente.
La sua natura calma e riflessiva si presta inoltre a condizionare il lavoro alle più varie circostanze, così che possa restringere le azioni sopra descritte, corrispondenti alle migliori condizioni di selvaggina e d’ambiente, in una cornice più ristretta che sia imposta da momentanee necessità. Particolarmente versatile, è a suo agio con qualunque tipo di selvaggina ed in qualunque terreno.
In particolare per lo Spinone le prestazioni più esaltanti saranno nell’ambiente più coerente con la sua rusticità.

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"Nel 2019 mi è stato chiesto di prendere le redini del Club Italiano Griffone Korthals. Più di una persona mi ha chiesto cosa c'entravo io con i GK. E' vero, non c'entro nulla ma, un vero cinofilo ama tutte le razze e se ha il tempo, la voglia e le capacità è giusto, a mio avviso, che, se richiesto, aiuti altre razze anche se non sono quella che ama in particolare per cui...
E come ho scritto per i Drahthaar, ora provo anche a scrivere qualcosina sui Griffoni Korthals!"

Diana n. 3 marzo 2020
i nostri Cani dicembre 2020

Il “Francese” a pelo duro

Il griffone a pelo duro, chiamato più semplicemente korthals, è un cane da caccia la cui limitata diffusione in Italia è inversamente proporzionale alle sue potenzialità cinovenatorie.

La Storia

Il griffone korthals, frutto della passione, della competenza e da un'intuizione geniale, affonda le sue origini nella contesa della sua paternità. C'è una frase che lo accompagna: “una razza creata da un cittadino olandese, residente in Germania e che, nella prima metà del ‘900, venne considerata francese.”; mai razza canina, a prescindere dalle dispute geografiche e storiche come in questo caso, è stata identificata con un unico individuo, Edward Korthal. Figlio di un armatore di Amsterdam, fin da giovanissimo fu divorato da un'unica passione, la caccia, in particolar modo quella con il cane da ferma.
Korthals (definito un maestro dell'allevamento!!!) iniziò la sua opera di selezione, dapprima in Olanda, paese natio, e successivamente in Germania nel Granducato di Hesse. Qui, a Bibesheim, sovraintendente del canile del principe Alberto di Solms Brundefeld, iniziò con quelli che furono definiti i “7 patriarchi”, acquistati in Francia, Belgio ed Olanda che rispondevano ai nomi di: Hector e Mouche di tipo barbet; Juno, una bracca a pelo corto di quasi certa origine spagnola; Satan un griffone tipo barbet nero a macchie bianche; Banco, griffone grigio aciaio; Janus probabilmente tipo langhaar e Donna, una cagna marrone chiaro, con doti venatorie fuori dal comune che fonti importanti annoverano come spinona italiana, mentre altre come griffone, ai quali si aggiunse in seguito, pur in modo marginale, una femmina di nome Vesta tipo boulet.
Nella prima selezione si cercò tutta la rusticità possibile, patrimonio dello spinoso Barbet; si privilegiò la taglia media, un’azione fluida e costante. Si operò sul senso del selvatico in ambienti misti, caratteristici di quella zona della Germania, offrendo ai cani la possibilità di affrontare tutte le situazioni e tutti i selvatici. La presenza di molta selvaggina da pelo influì decisamente nella formazione del patrimonio genetico di questa razza. La presenza di lepri, cervi, caprioli e cinghiali non era vista come un problema, ma, nel più puro stile teutonico, come un’opportunità per creare un cane davvero polivalente. Tuttora, la passione per questi selvatici è molto radicata e forte in quasi tutte le linee di sangue. Il Korthals, è uno dei precursori del drahthaar, con la differenza che mentre questo venne creato con l’intento dichiarato di fargli fare tutto, il griffone fu selezionato per essere un eccellente cane da ferma con caratteristiche che potevano avvicinarsi ai cani inglesi, quindi meno estrema rispetto al teutonico.
Grazie alle sue conoscenze di genetica, in poco più di un decennio, dal 1873 al 1885, il suo lavoro, fu coronato dal riconoscimento, dai cinofili contemporanei, di una nuova razza, stabile dal punto di vista morfologico, caratteriale e con grande venaticità. 
L’ufficialità seguì a solo due anni di distanza, il 17 novembre del 1887, quando venne redatto lo Standard del “Griffon Hunde Stammulung”, che solo dal 1951 porterà il nome del suo creatore, mentre dopo altri due anni, dal 1889, dobbiamo la redazione del Libro Genealogico di razza. Fu così che Eduard Karel Korthals, grazie anche alla collaborazione di altri ottimi allevatori e amici, per altro suoi discepoli, quali il Barone di Gingins e il dresseur Warre in Svizzera, Leliman in Olanda e Prudhommeaux in Francia, ottenne, in poco più di un quindicennio, un cane da ferma in grado di competere ad armi pari con le razze inglesi, così di moda, all’epoca, da lasciare ben poco spazio ad altri soggetti.

Un bonne a toute faire

La definizione di “…une bonne a toute faire…”, con cui i cacciatori sono soliti definire il loro adorato Korthals, si cala a pennello su quest’energico e volenteroso baffuto.
dalla fisionomia burbera e dalla costruzione forte.
Cane da ferma poliedrico (da non dimenticare!), dal naso pregevole, in grado di adattarsi alla selvaggina, ai terreni e ai climi più disparati. Forte del suo fitto ed ispido pelo ed eccellente nuotatore, non esita, nella caccia in palude, a gettarsi in acque gelide. 
Si muove abilmente nei boschi per trovare fagiani e beccacce, fermandoli solidamente per dar modo al cacciatore di avvicinarsi e ridurre al minimo gli ostacoli per il tiro, stessa cosa in pianura e in montagna quando caccia starne e quaglie, forcelli e cotorne.
L’andatura che sostiene è un galoppo mobido (glissant), sostenuto, con leggero movimento altalenante non troppo accentuato, non rapido come gli inglesi ma efficace, teso a coprire, in maniera sempre ragionata, come un continentale sa e deve fare, spazi molto vasti in tempi brevi.
La cerca è ampia e diligente, non lasciando mai al suo passaggio spazi inesplorati. Quando cerca mantiene la testa generalmente allineata con il tronco, certamente sempre in relazione all’altezza della vegetazione e al variare del vento. La guidata appare quasi felina, prudente ma decisa e sempre a testa alta.
La ferma si può presentare con leggera flessione sugli arti (unico continentale per il quale lo standard accetta questa posizione), il collo ben allungato la coda assolutamente rigida. Le fasi di guidata saranno repentine e caute al tempo stesso. 
Il recupero e il riporto sono per il Korthals un istinto innato già evidente nel cucciolo, istinto che lo spinge a entrare in acque gelide e in roveti impenetrabili senza paure o tentennamenti.
Agli occhi del neofita o del non addetto ai lavori il griffone korthals può sembrare simile al drahthaar o allo spinone, ma particolari caratteristiche lo differenziano dal punto di vista morfologico: anzitutto la testa! Solaro descrisse questa parte del corpo del griffone come un “mattone”, cioè un parallelepipedo. Assi cranio-muso e fasce laterali assolutamente parallele a dare per l'appunto l’impressione del mattone, rapporti cranio-muso identici, con orecchie di forma triangolare, piatte all’inserzione e attaccate sopra la linea degli occhi. Barba, baffi e sopracciglia, le famose “difese” bene evidenti, decisamente più “imponenti” rispetto alle altre due razze.
Il corpo è più lungo rispetto all'altezza, iscritto, cioè, nel rettangolo. Ed anche in questo caso è l'unico continentale con questa caratteristica.

Il lavoro del Club

Il Club che tutela la razza ha riscontrato alcune possibili problematiche nell’allevamento a cui, considerato l’esiguo numero dei soggetti mandati in riproduzione in Italia, bisogna prestare particolate attenzione. 

- Costruzione nel quadrato anziché nel rettangolo: è ben specificato nello standard di razza che la lunghezza del tronco misurata dall’articolazione scapolo-omerale alla tuberosità ischiatica deve essere nettamente supe- riore all’altezza al garrese.

- Tessitura del pelo: il pelo deve essere duro, ricordare le setole del cinghiale, mai riccioluto o lanoso, con ab- bondante sottopelo. Queste caratteristiche sono funzionali in quanto al pelo duro non si attaccano erbacce e lappole facendo del Griffone Korthals un cane che necessita di una toelettatura minima. 

- Colori ammessi: qui è necessario un discorso più lungo. 

Grigio acciaio: è dato da una miscela di peli maroni e bianchi in proporzioni diverse con predominanza dei peli bianchi da cui deriva l’effetto grigio acciaio. Possono essere presenti macchie marroni più o meno estese e più o meno numerose. 

Roano marrone: è dato da una miscela di peli bianchi e maroni in cui prevalgono i peli marroni rispetto a quelli bianchi. 

Ammessi anche i mantelli bianco e marrone in cui i peli bianchi sono separati da quelli marroni e bianco e arancio. 

Non è previsto dallo standard un mantello con focature, definito con diverse espressioni: tricolore, quattr’occhi, calzini gialli. Questa caratteristica è determinata geneticamente dall’allele ky/ky presente in omozigosi. Se presente nel genoma del soggetto su un singolo allele (eterozigosi KB/ky) il carattere non viene espresso ma viene tra- smesso diventando un potenziale problema. 

Standard di lavoro 

(approvato il 10/06/1984 dal Comitato del Club Francese Griffon d’arret à poil dur –korthals)

- L’andatura abituale del griffone è quella d’un galoppatore con leggero movimento altalenante, ma questo movimento non deve essere troppo accentuato;
- Il galoppo deve essere sostenuto e nella nota del “continentale”;
- La cerca sarà estesa, appassionate ed intraprendente;
- Il portamento di testa deve essere all’incirca sulla linea del dorso. Ammesso un portamento leggermente al di sotto della stessa linea. Il lavoro sull'emanazione e la sua rimonta dovrà sempre svolgersi a testa alta.
La ferma utile sarà così presa:
- la testa, almeno sul prolungamento della linea dorsale;
- il corpo rigido e teso, collo ben allungato;
- gli arti saranno, il più sovente, leggermente flessi;
- la coda perfettamente rigida, nessun accenno di dimenio.
La guidata sarà sempre felina ed eseguita con determinazione ed avidità.

Standard morfologico

F.C.I. Standard n. 107 / 03.03.2000 - GRIFFONE A PELO DURO (Korthals)
ORIGINE: Francia
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 06.05.1964 
UTILIZZAZIONE: essenzialmente un cane da ferma polivalente. E' anche usato per la ricerca di grossa selvaggina ferita.
CLASSIFICAZIONE F.C.I.: Gruppo 7, cani da ferma - Sezione 1.3: cani da ferma continentali tipo “Griffon” con prova di lavoro 
° BREVE CENNO STORICO. Già citato da Xenofonte, usato come “cane d'oysel”, sparso per tutta l'Europa sotto diversi nomi. La razza è stata rinnovata e migliorata con l'inbreeding, la selezione e l'addestramento, senza alcuna aggiunta di sangue straniero da E.K. Korthals durante la seconda metà del 19° secolo. D'allora, i diversi Club nazionali sono rimasti fedeli ai suoi precetti.
° ASPETTO GENERALE. Cane vigoroso, rustico, di taglia media. Più lungo che alto. Il cranio non è troppo ampio. Il muso è lungo e quadrato. Gli occhi, giallo scuro o marroni sono sormontati, ma non nascosti, da sopracciglia cespugliose; i baffi ben sviluppati e la barba gli danno un'espressione caratteristica ed esprimono fermezza e sicurezza.
° COMPORTAMENTO / CARATTERE. Gentile e fiero, eccellente cacciatore, molto affezionato al suo padrone e al suo territorio di cui è attento guardiano. Molto gentile con i bambini.
° TESTA. grande e lunga, con pelo ruvido, folto ma non troppo lungo, con baffi, barba e sopraccigli ben sviluppati
° REGIONE DEL CRANIO.
Cranio: non troppo largo. Le linee superiori del cranio e del muso sono parallele.
Stop: non troppo pronunciato.
° REGIONE DEL MUSO.
Tartufo: sempre marrone.
Muso: lungo e quadrato, della stessa lunghezza del cranio; canna nasale leggermente montonina.
Occhi: giallo scuro o bruni, grandi, arrotondati, sormontati ma non coperti da sopracciglia, dall'espressione molto intelligente.
Orecchi: di media grandezza, non arrotolati in dentro, piatti, inseriti sulla linea dell'occhio; il pelo corto che li ricopre è più o meno frammisto di peli più lunghi.
° COLLO. mediamente lungo, senza giogaia.
° CORPO. di lunghezza nettamente superiore all'altezza al garrese (da 1/20° a 1/10°).
Dorso: forte.
Rene: ben sviluppato.
Torace: alto, non troppo largo, con costole leggermente cerchiate.
° CODA: portata orizzontalmente o con la punta leggermente rialzata, ricoperta di folto pelo ma senza pennacchio, deve generalmente essere accorciata di un terzo o un quarto. Se non è tagliata, sarà portata orizzontalmente con la punta leggermente rialzata.
° ARTI.
Anteriori. diritti, vigorosi, dal pelo folto. In azione sono perfettamente paralleli.
Spalle: ben aderenti, piuttosto lunghe, molto oblique.
Posteriori: dal pelo folto.
Cosce: lunghe e ben muscolose.
Garretti: ben angolati.
Piedi: rotondi, solidi con dita ben chiuse e arcuate.
° ANDATURA. l'andatura a caccia è il galoppo, alternato con periodi di trotto. Il trotto è allungato. Movimento felino quando accosta la selvaggina.
° MANTELLO.
Pelo: duro e grezzo, ricorda al tatto le setole del cinghiale. Mai riccioluto o lanoso. Sotto il pelo duro di copertura si trova un sottopelo fine e fitto.
Colori: preferibilmente tonalità grigio acciaio con macchie marroni (fegato) o marrone (fegato) tinta unita. Frequente il roano-fegato o una stretta miscela di marrone (fegato) con peli bianchi. Ammessi anche i mantelli bianco e marrone, o bianco e arancio.
° TAGLIA. Altezza al garrese: 
Maschi: da 55 cm. fino a 60 cm. circa 
Femmine: da 50 cm. fino a 55 cm. circa
° DIFETTI. qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato quale difetto e la severità con cui questo difetto sarà penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità.
° N.B. i maschi devono avere due testicoli apparentemente normali, completamente discesi nello scroto.

 

 

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Beccacce che passione n. 3  maggio/giugno 2018
Diana n. 1  gennaio 2020


Investimento drahthaar!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Teppa della Mimosa di Krieg in ferma su Beccaccia


Anche se ad alcuni cacciatori capita ancora di confonderlo con il griffone korthals o lo spinone italiano, il drahthaar ormai non è più quel cane sconosciuto che poteva essere all’inizio degli anni ’80.
Tra tutti i cani da ferma continentali, è diventato uno dei più apprezzati in Italia ed il suo sviluppo non è certo legato ad un fenomeno di moda: scegliere un drahthaar è un buon investimento!!!
Cane rustico, equilibrato, efficace su tutti i terreni, può essere polivalente e/o specialista.
Personalmente lo utilizzo quasi esclusivamente nella caccia alla Regina del bosco, ma sto sempre molto attento a conservare le qualità di polivalenza che fanno del drahthaar un esemplare unico.

 

 

Makò della Mimosa di Krieg sulla Regina


A spasso con i drahthaar


Esco con i miei ausiliari dalle 3 alle 5 volte la settimana per 3/6 ore ogni volta. Ho la fortuna che nelle  mie zone di caccia sua Maestà è presente già dai primi di ottobre fino alla fine di marzo/primi di aprile, sempre abbastanza ben distribuita.
L'altitudine del territorio varia dai 550 mt. s.l.m 1.500 della punta più alta, e la vegetazione spontanea, ovviamente, varia con il variare dell'altezza. Vasti boschi di castagni, roveri, carpini e querce, con buona presenza di noccioleti selvatici  nelle parti fino ad 800 / 1000 metri, poi faggete estesissime alternate a fitte macchie di conifere (pinete ed abetaie) Per non parlare della vegetazione spontanea presente nelle tantissime falde acquifere della zona, soprattutto boschi di ontani e qualche canneto e che consentono al terreno di essere sempre umido e ricco di humus.
Si tratta di una caccia decisamente “sportiva” che a taluni cacciatori potrebbe risultare un  po’ faticosa
Dopo le prime due uscite con soggetti grandi, porto i cuccioloni sempre da soli, per favorire l’iniziativa individuale e, tenendo conto che, tendenzialmente, è un cane precoce, già a 6/7 mesi si possono osservare delle belle ferme. Con più uscite i progressi non si fanno attendere, tanto che dopo qualche mese possono tranquillamente cacciare in coppia con altri soggetti.
Cacciatore nell’indole, nel cervello e nel cuore, il drahthaar “si fa da solo”, senza bisogno di rigidi addestramenti, necessari unicamente in previsione di essere utilizzato anche nelle prove, che accetterà di buon grado per accontentarci.
Ci sono aspetti del suo carattere che bisogna sempre tenere in considerazione. Fin dalla più tenere età del cucciolo il proprietario deve farsi ubbidire e imporre la sua autorità di capobranco, senza però trascurare l’aspetto affettivo. Una totale complicità è da preferire ad un rapporto basato solo sulla forza, che lo renderebbe un automa spegnendo così l’iniziativa per andare ad inventarsi una beccaccia in un angolino impossibile. Questa complicità aumenterà in un clima di fiducia fra il padrone e il suo drahthaar ed in seguito non verrà mai più a mancare.
Come tutte le razze anche il drahthaar subisce il fascino degli ungulati (e come dargli torti visto le emanazioni che lasciano???), ma è un problema facilmente superabile abituandoli già da piccolini ad ubbidire quando richiamati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                 Falco della Mimosa di Krieg blocca sua Maestà



Il drahthaar nel bosco 


E’ un cane eclettico, che si adatta a qualsiasi terreno e selvatico. E’ sorprendente vedere con quanta naturalezza riesca a “lavorare” selvatici molto diversi come le beccacce, la selvaggina di montagna, i beccaccini, le starne o i fagiani, cacciandoli con successo e dando prova di una grande qualità di adattamento.
Questa polivalenza però non gli impedisce di affermarsi come uno splendido specialista!
Il drahthaar è  in grado di sfruttare tanto le emanazioni dirette quanto le tracce al suolo: alcuni le risalgono in modo deciso,  altri in modo molto più prudente e, comunque, dipenderà dall’esperienza, dal tempo e dal comportamento del selvatico.
Nel bosco, uno dei terreni che predilige, evidenzia una cerca vigorosa e dinamica. Il suo galoppo desta meraviglia perche il drahthaar copre il terreno in maniera infaticabile senza mai scoraggiarsi, con una cerca sostenuta e ampia, ma sempre facendo sentire  lo scampanellio del campano,  galoppo che gli permette di sfruttare al meglio il terreno disponibile. L’esperienza acquisita sulle beccacce, e su altra selvaggina, favorirà lo sbocciare di quello spirito di iniziativa prima descritto.
La cerca è sempre e sempre sarà tema di discordia: il cane va troppo lontano o va troppo corto, va troppo veloce o troppo lento…ma occorre sempre ricordarsi una cosa importantissima: la caccia a sua Maestà si fa in coppia!!! E’ un unione affettiva e di obbiettivi, di gusti comuni e di libertà. In questo contesto il cane e l’uomo rappresentano le metà della stessa medaglia, dello stesso essere, uno non è niente senza l’altro. Solo questo legame che unisce ci permetterà di apprezzare l’iniziativa dell’altro quando  andrà a cercare più lontano una beccaccia rimessa in una valletta insospettabile, regalandoci così  delle emozioni che non tutti possono vivere.   

Miky della Mimosa di Krieg guarda la beccaccia involarsi dopo essersi fatta fermare